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Un volo di 55.000 chilometri

Francesco De Pinedo
A. Mondadori Milano, 1927, pagine 287

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Francesco De Pinedo
   malese, ci accolsero con grande entusiasmo, perchè non avevano mai veduto un velivolo. C'erano anche molti Giapponesi.
   Il principale cespite del paese era l'industria delle perle. Me ne mostrarono diverse, fra cui una bellissima pescata da poco, che da sola rappresentava tutto il costo della mia spedizione. Quella sera il governatore ci offerse un banchetto, al quale parteciparono anche alcuni Australiani, che si trovavano là appunto per il commercio delle perle.
   Il tempo era piovoso e la mattina seguente non fu molto age-vòle mettere in marcia il motore, certo di cattivo umore poiché non voleva saperne di partire; tanto che ci volle una buona mezz'ora di ostinati tentativi per riuscire allo scopo.
   Tra Dobo e Amboina, la mia prossima tappa, la distanza ^era di 750 chilometri e la rotta anche qui era completamente sul mare. C'era vento tra Est e Sud-Est, e mare mosso.
   Prima di partire feci la solita verifica della bussola e feci rotta alle 10, applicando una leggera correzione sulla sinistra per compensare la deriva dovuta al vento..
   Passai sulle Isole Watubela ed in vista di Banda, dove mi avevano consigliato di scendere, essendo luogo splendido e ridente. Ma io non potevo perdere tempo.
   Dopo circa tre. ore e mezzo di navigazione, trovandomi alla quota di duemila metri, sopra un grosso ammasso di nuvole, e reputandomi in vicinanza dell'Isola di Nusa Laut, che è l'estrema ad oriente del gruppo cui appartiene Amboina, planai sotto le nuvole per non trovarmi poi contro qualche montagna. Sfortunatamente non avrei potuto scegliere un momento peggiore, e appena passato al disotto mi trovai in un violentissimo piovasco che non permetteva di vedere oltre i 50 metri e mi obbligò a navigare a circa 10 metri sull'acqua. Era un vero'diluvio.
   Feci allora rotta per ponente, nella quale direzione ero sicuro di non trovare terra, e andai così avanti per un quarto d'ora, dopo il quale accostai di 90° sulla sinistra, e venni verso Sud in direzione opposta a quella verso cui doveva trovarsi la terra; feci così per togliermi dal temporale, ma ero alquanto preoccupato perchè la benzina già ridotta non mi permetteva di discostarmi molto dalla