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Francesco De Pinedo
Gruppi numerosi di indigeni, prostrati in terra o nascosti sotto gli alberi guardavano estatici lo strano spettacolo di questo uccellac-cio rumoroso che veniva a turbare la loro quiete.
Planai dopo un rapido giro.
Vennero subito sotto il bordo con un battello il Residente Olandese e due missionari.
Non esisteva nessuna imbarcazione a motore sull'estuario del fiume, e poiché l'apparecchio arava, a causa della corrente fummo presi a rimorchio da una fila di cinque canoe indigene, che vogavano con corte pagaie. Durante tale manovra un grosso zatterone malese, scarrocciato dal vento e dalla corrente ci venne addosso, obbligandoci a penare non poco per liberarcene.
Assicurammo l'apparecchio in vicinanza del pontile di sbarco e ci recammo a terra, dove ci sorprese uno spettacolo assai strano.
La popolazione di Merauke era composta quasi esclusivamente di Papuasi appartenenti alla tribł dei Kaia Kaia. Vi erano inoltre pochi malesi. Solamente da alcuni anni era stato stabilito un piccolo presidio olandese, composto di un Residente e di qualche missionario. I bianchi in tutto non erano pił di una ventina.
Gli indigeni si affollarono subito intorno a noi, guardandoci con aria stupita. Dai missionari era stato loro da tempo annunciato l'arrivo di alcuni uomini in volo, ma essi, nonostante la fiducia che avevano in quei reverendi padri, che rispettavano grandemente, non volevano credere che degli uomini potessero volare.
Si avvicinarono a noi cautamente e ci toccarono gli abiti di volo, confabulando fra loro e ammiccando.
Completamente nudi, dalla pelle di un nero ebano, non avevano addosso che qualche collana di pietruzze e conchiglie. Gli uomini portavano inoltre sulla testa dei grandi trofei di penne variopinte.
Quella sera fummo ospiti del Rają malese, da cui dipendeva il distretto di Merauke, che comprende tutta la costa del Sud di possesso olandese della Nuova Guinea.
Mi narrarono i missionari che la tribł dei Kaia Kaia, abitante nel villaggio, praticava il cannibalismo fino a qualche anno ad-