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Un volo di 55.000 chilometri

Francesco De Pinedo
A. Mondadori Milano, 1927, pagine 287

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   tiri volo di 55.000 chilometri
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   Durante il giorno dovemmo sulle nostre mal ferme gambe visitare un molino per la macina delle canne da zucchero, alla cui coltivazione sono specialmente dediti gli Italiani del Queensland.
   Ricordo che fu una gita molto faticosa perchè il molino era distante e la strada o, per meglio dire, il sentiero per giungere ad esso talmente accidentato e sconvolto, che per poco l'automobile ' non ebbe a rovesciarsi; ed in uno dei sobbalzi violentissimi della macchina riportai ima leggera contusione: cosa che in aeroplano iioft mi era mai successa...
   - Nel deposito del molino pile enormi di sacchi pieni di zucchero erano accumulate, e ciò a causa dello sciopero dei lavoratori (del mare, che durava da molte settimane e impediva la esporta-rione. La produzione dello zucchero del Queensland, mi dissero, ; era superiore ai bisogni dell'Australia, ma non si poteva espor-f-terne il dippiù a causa dell'alto prezzo cagionato dall'elevato costo &della mano d'opera. Per non fare andar perduta tanta ricchezza, fetT governo provvedeva alla esportazione, vendendo sotto costo e t rimettendoci la differenza del prezzo.
   I, Quella sera avemmo pure un ballo svoltosi in una baracca di f^ legno, e dove corse anche una sfida tra due a proposito di una
   mancata presentazione. ¦M Appena mi fu possibile me ne ritornai all'albergo, anche esso costruito con assiti di legno, con camerette piccole come celle di un convento. Avevo un po' di febbre e presi perciò un po' di ehi-nino e di aspirina. Ebbi una notte agitata da sogni di ogni genere: lai pareva che i selvaggi volessero farmi l'operazione di cui mi ffveva parlato il console e che io riuscissi a salvarmi regalando loro r,jin sacco di zucchero!
   S,' La mattina dopo mi sentii un po' meglio', mi copersi più del solito e lasciai Innisfail tra gli applausi e gli auguri di quei buoni ,»,taliani, che con una vita di stenti e di sacrifìci costruivano le fon-l'aamenta del loro benessere futuro.
   La patria lontana era viva nei cuori di quei figli perduti ai ^ limiti del mondo. Essi consideravano l'apparecchio come un pezzo Botale della terra natia, e per tutta la notte alcuni vegliarono in-Mfefno ad esso come intorno ad una cosa sacra.
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