tiri volo di 55.000 chilometri
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pre di luce sfruttabili prima del tramonto erano spesso appena sufficienti per la manovra di ormeggio, la verifica del motore ed il ¦ rifornimento di combustibile. Prendevamo qualche uovo da bere ^ilrima di partire e portavamo con noi a bordo uova sode, frutta lied un po' di Porto o di Marsala. Tale sistema seguimmo in tutto fjl resto del viaggio e non avemmo a lagnarcene. Quella sera però, lato il penoso lavoro che durava ininterrotto fin dalla mattina, avevamo un appetito insolito. Ci precipitammo così all'albergo /per cenare.
•— Ma la cucina a quest'ora è chiusa — ci fu avvertito. Purtroppo non avevamo pensato a prevenire il proprietario rdell'albergo, come sarebbe stato opportuno, poiché in Australia, v»jpecialmente nei piccoli centri, c'è l'abitudine di cenare alle 5 ,e mezzo o alle 6 del pomeriggio.
Dovemmo certamente mostrare una faccia ben desolata alla . inattesa poco gradevole nuova, perchè la governante dell'albergo !«i affrettò a soggiungere:
; — Ma stiano tranquilli, che qualche cosa da mangiare tro-veremo.
.SI; Questo qualche cosa, poi, consistette in un piatto di ostriche ia un po' di frutta. Le ostriche, invero, erano più di trecento ed fi iì fatto che ci vennero servite senza guscio ci aiutò ad ingerirle ¦senza quasi accorgerci della loro quantità. E questo fu il « record ' gastronomico del viaggio.
Il giorno seguente decisi di smontare il galleggiante da ripa-1 tare mettendo due sacchi di sabbia, come contrappeso * sull'ala ^ Opposta. Fortunatamente trovai a Rockhampton un bravissimo carpentiere specializzato nelle riparazioni di iole da corsa. ! . Egli si mise al lavoro sotto una tettoia del Motoboat Club, circondato da sfaccendati e curiosi, con i quali scambiavamo ogni «orta di frizzi e motteggi. Fece un lavoro magnifico e alla sera il galleggiante fu provato e potè essere rimontato a posto.
Il 9 .agosto pioveva dirottamente e per giunta nuvole basse coprivano alla vista il suolo collinoso; decisi • perciò di rinviare partenza all'indomani.