132
Francesco De Pinedo
battello di curiósi, trascinato dalla corrente, venne contro il nostro apparecchio, urtando proprio sul galleggiante che aveva subito delle avarie nella collisione col «ferry boat» prima della partenza da Brisbane. Ora non era davvero più possibile proseguire. Ma per fare la necessaria riparazione, bisognava smontare il galleggiante, e questa operazione richiedeva che si mettesse l'apparecchio in secco sulla sponda del fiume. Ciò era difficile essendo la sponda molto accidentata, piena di sassi e scoscesa; ma riuscii a trovare un posto che mi parve adatto e coll'aiuto di un battello a remi e di un motoscafo, vi portai l'idrovolante. Però, mentre tentavamo di ormeggiarlo, si scatenò un forte temporale, che ci fece penare non poco ad agguantare Io scafo, per impedire che subisse altre avarie battendo contro qualcuno dei numerosi battelli che si tror vavano ormeggiati vicino. Per colmo di sfortuna scese anche la notte; e tranne due o tre volenterosi, tutti gli altri, che avevano cominciato ad assisterci, visto il buio e vista la pioggia, si erano dileguati.
Tra il vento, la corrente, la pioggia, il buio e le instabili imbarcazioni di cui ci servimmo, fradici d'acqua e sporchi di fango fin sopra le ginocchia, dovevamo sembrare delle anime dannate a scontare dei fieri peccati; E quando, alla fine tutto il lavoro fu compiuto, ebbi anche la bella consolazione di constatare che il posto scelto era molto pericoloso, causa i sassi su cui si sarebbe adagiato l'apparecchio con la bassa marea. Eseguimmo così nuovamente, ma a rovescio, la manovra, che già ci era costata ben due ore di fatiche df ogni genere. Dovemmo molto penare nel buio pesto e sull'acqua nera come l'inchiostro, sotto la sottile insistente pioggerella, per rintracciare la nostra boa, possedendo un fanale a candela come unico mezzo di illuminazione.
Alle 9 di sera, dopo quel vero lavoro di Sisifo, potemmo recarci a terra. Ringraziai gli improvvisati collaboratori per il loro spirito sportivo ed il loro valido aiuto, perchè, mentre per noi quella dura sfacchinata era un assoluto dovere, per loro era invece un atto volontario e spontaneo di generosa fraternità.
Debbo aggiungere che avevamo adottato il sistema di sopprimere la colazione perchè, arrivando poco dopo mezzogiorno, le