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Francesco De Pinedo
piacere. Vero è che mi attendeva in sèguito qualche contrarietà; ma era prematuro pensarci.
Qualche piccola noi» l'ebbi subito dopo, perchè tra New Castle e Smoky Cape trovai nubi, acquazzoni e a remous »; ma dopo Smoky Cape il tempo si chiarì di nuovo ed il vento da Sud mi fece allegramente trottare verso Brisbane, dove giunsi alle 13.50, percorrendo in circa quattro ore e mezzo gli ottocento chilometri che separano Brisbane da Sydney. Ammarai nel fiume davanti al Botanic Garden; non vi era alcuno ad assistere al mio arrivo, perchè avevano calcolato che sarei giunto un'ora più tardi. Meno male: questa volta non avevo disturbato nessuno.
Penammo molto, per la forte corrente del fiume, ad ormeggiare l'apparecchio; venne poi qualche motoscafo ad aiutarci, e così la manovra fu più spedita.
Mentre ero affaccendato con gli ormeggi, mi sentii salutare da una voce non nuova.
— Ben arrivato, comandante!
Mi voltai di scatto e rividi il profilo aquilino di un mio antico ufficiale che comandava, a Brindisi, una delle mie squadriglie idror volanti, durante la guerra.
— Lei qui?
— Io qui, comandante. Ben felice di mettermi ai suoi ordini.
Con grande effusione ci stringemmo la mano e rievocammo la
vita comune di guerra. Egli aveva navigato il mondo per lungo e per largo, e, dopo aver cambiato forse mille mestieri, era ora a Brisbane, ove la sua ultima occupazione era l'industria automobilistica. Si mise subito a lavorare con noi come nei vecchi bei tempi di attività e ci fu sommamente utile.
Mentre stavamo attorno ai rifornimenti, fui chiamato d'urgenza a bordo di un rimorchiatore.
Era quivi l'Arcivescovo di Brisbane, venuto apposta fin là per darmi il suo saluto; le sue commosse parole mi restarono profondamente scolpite nel cuore, perchè erano l'espressione spontanea di uno spettatore buono e disinteressato.
Al mattino seguente, alle 9.15, misi in moto. La partenza si presentava alquanto difficile, perchè il fiume era stretto e pieno