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Vite degli Eccellenti Comandanti

Cornelio Nipote
Casa Editrice Sonzogno Milano, 1927, pagine 104

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   34 VITE DKGI,I ECCELLENTI COMANDANTI
   che contribuir possa a metterla in chiaro. Perciò direni prima della sua nascita : dipoi di quali studii e da chi sia stato ammaestrato; in appresso de' suoi costumi, e delie doti dell' ingegno, e di qual altra cosa sia degna di memoria: in ultimo parleremo delle sue gesta, le quali da moltissimi sono anteposte alle virtù di tutti gli altri.
   II. Nacque adunque dal padre che abbiam detto, di nobile schiatta, e fu lasciato povero fin da' suoi antenati. Ma fu istruito in maniera, che niuno ebbe fra' tebani miglior educazione: imperciocché apprese da Dionisio, che nella musica non fu meno eccellente dei rinomati Da-mone e Lampro, a sonar la cetra e a cantare accompagnato dagli strumenti : Olimpiodoro gì' insegnò a cantar versi al suono delle tibie; e Califrone gli fu maestro nel ballo. Per maestro di filosofia poi ebbe Liside da Taranto, pittagorico: al qual si affezionò per tal modo che, giovane com'era, anteponeva la conversazione di quel vecchio malinconico e severo a quella di qualunque suo coetaneo: né da sé licenziollo prima di avere di tanto superati nel sapere i condiscepoli, che era facile il vedere, che avrebbe similmente superati tutti nelle altre arti. Queste cose rispetto alle nostre usanze sono leggiere, e piuttosto da trascurarsi; ma nella Grecia erano di gran lode. Poiché fu giunto alla pubertà, e cominciò ad esercitarsi nella paléstra, pensò egualmente ad acquistare la robustezza delle membra, e l'agilità al correre: imperciocché quella giudicava appartenere all' uso degli atleti, questa all'utilità della guerra. Perciò moltissimo si esercitava nel corpo e- nella lotta fintanto che potesse stando in piedi serrar tra le braccia l'avversario e combattere ; e nell'armeggiare impiegava moltissimo studio.
   III. A questa gagliardia di corpo aveva aggiunto molte buono qualità dell'animo. Imperciocché era modesto, prudente , grave, saggio nell'accomodarsi a' tempi, perito nelle cose di guerra, forte di braccio, e d'animo grandissimo; così amante della verità, che neppur per giuoco mentiva. Di più continente, clemente e paziente oltre ogni credere: non solo tollerante delle ingiurie del popolo, ma anche degli amici e sopra tutto guardatore del secreto: la qual cosa giova talvolta non meno che il parlare con eloquenza. Bramoso di ascoltare: perciocché questa era egli di opinione che fosse la più facil maniera d'imparare. Per la qual cosa qualora si trovava in un circolo, ove si ragionasse d'affari, o si facesse questione di filosofia, non se ne partiva mai prima che il discorso fosse finito. Così facilmente si adattò alla povertà, che dai maneggi della repubblica non ne ritrasse altro che la gloria. Per sostentarsi non fu ajutato dalle facoltà degli amici: ed egli per sollevare gli altri così spesso fece