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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   JACK LON0ÓN
   — Ma chi diavolo è questo comandante del porto? — chiese Grief.
   — Ma sono io, Fulualea. La vostra infrazione è grave. Consideratevi multato di cinque casse di gin olandese di prima qualità.
   Grief rise di cuore.
   — Noi verremo a un compromesso, Cor-nelius. Venite a bordo che ne berremo un bicchiere.
   « Penne di sole » rifiutò senza parlare, ma con un gesto dignitosissimo.
   — Tentativi di corruzione. Non ne voglio, devo essere fedele a chi mi dà il pane. E perchè non presentate i documenti del vostro bastimento? Come capo della dogana, vi multo di cinque sterline e di altre due casse di gin.
   — Sentite, Cornelius, gli scherzi sono scherzi, e questo vostro è durato abbastanza. Non siamo a Levuka, sapete, e vi tiro le orecchie se continuate ancora a canzonarmi.
   « Penne di sole » si ritrasse allarmato.
   — Non commetterete vie di fatto contro eli me, — minacciò. — Difatti, avete ragione: non siamo a Levuka; e precisamente per questa ragione, con Tulifau e il regio esercito dietro di me voglio proprio arran-