Stai consultando: 'Un Figlio del Sole ', Jack London

   

Pagina (216/320)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (216/320)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   216
   JACK LON0ÓN
   tica. Vi devo quarantacinque sterline. Eccole.
   Il modo con cui gettò sulla tavola i nove biglietti da cinque sterline era un vero insulto. Peter invece non fu che ancor più pacifico, non si risentì menomamente.
   — Non è che fortuna cieca, non che voi sappiate giuocare a carte; potrei insegnarvi quando voglio.
   Il meticcio sorrise, lasciò dire, e piegò e mise via i biglietti.
   — C'è un bel giuoco chiamato casino; non ne avete mai sentito parlare? Un giuoco da bimbi.
   — Ho veduto giuocarlo, — disse con mitezza il meticcio.
   — Non crederete di saperlo giuocare, — disse Deacon col solito fare offensivo.
   — Certamente. Temo di non aver abbastanza intelligenza per sapere.
   — E' un giuoco da arditi, il casino, — osservò giovialmente Grief. — A me piace molto.
   Deacon non lo degnò di risposta.
   — Voglio giuocare con voi una partita di trentun punti, — disse con fare prepotente a Peter Gee. — E vi dimostrerò che ne sapete ben poco di carte.