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JACK LON0ÓN
tica. Vi devo quarantacinque sterline. Eccole.
Il modo con cui gettò sulla tavola i nove biglietti da cinque sterline era un vero insulto. Peter invece non fu che ancor più pacifico, non si risentì menomamente.
— Non è che fortuna cieca, non che voi sappiate giuocare a carte; potrei insegnarvi quando voglio.
Il meticcio sorrise, lasciò dire, e piegò e mise via i biglietti.
— C'è un bel giuoco chiamato casino; non ne avete mai sentito parlare? Un giuoco da bimbi.
— Ho veduto giuocarlo, — disse con mitezza il meticcio.
— Non crederete di saperlo giuocare, — disse Deacon col solito fare offensivo.
— Certamente. Temo di non aver abbastanza intelligenza per sapere.
— E' un giuoco da arditi, il casino, — osservò giovialmente Grief. — A me piace molto.
Deacon non lo degnò di risposta.
— Voglio giuocare con voi una partita di trentun punti, — disse con fare prepotente a Peter Gee. — E vi dimostrerò che ne sapete ben poco di carte.