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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Jack londoS
   — Per conto mio, spero che Peter perda, — disse Mac Murtrey sottovoce.
   — Non credo, — rispose Andrews, — perchè a picchetto è un valore; io lo so per esperienza.
   Che Peter Gee avesse la fortuna dalla sua, era evidente dall'inquietudine di Dea-con, che riempiva spesso il bicchiere. Aveva già perduto una partita, e stava per perdere la seconda, almeno ciò risultava dalle sue affermazioni, allorché la porta si aprì e Davide Grief entrò.
   — A Goboto si beve normalmente, ma però fra una bibita e l'altra, — disse a titolo di saluto, afferrando la mano al gerente. — Egregio Mac! il mio capitano è giù nel battello. Ha una camicia di seta, cravatta, scarpe da tennis, tutto in ordine, ma desidera che gli mandiate giù un paio di pantaloni. I miei gli sono troppo stretti, mentre invece i vostri gli andranno bene. Alò, Eddy! Come va quel « ngari-ngari » ? Ma che miracolo è che nessuno è giù colla febbre e nessuno è ubriaco fradicio. — Qui sospirò. — Vedo però che è ancora presto. Signor Peter, siete poi incappati in quel grosso fortunale? Noi abbiamo dovuto calare la seconda ancora.
   Mentre lo presentavano a Deacon, Mac