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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   JACK LONDON '
   e tanto meno in un'altra nave. Dissero al gerente di quel posto che ero io. Egli guardava col cannocchiale e non voleva credere. Ma essi erano sicuri. Mi dicevano dopo che da tutto l'insieme della goletta si vedeva che la comandavo io.
   Deacon finse di non ascoltarlo ne udirlo, e riprese il suo attacco contro il negoziante di perle.
   — Come mai potete conoscere dal suono di un'ancora che si tratta di quel tale che avete nominato? — disse in tono di sfida.
   — Molti particolari possono indurre a supporlo, — rispose Peter Gee. — Non è facile citarli; ci vorrebbe del tempo.
   — Lo sapevo; — disse Deacon con ironia, — che avreste dato una spiegazione che non spiega niente.
   — Chi giuoca a « bridge »? — domandò Eddy Little, secondo impiegato, con sguardo interrogativo e incominciando a mescolare i pezzi. — Anche voi giuocate, non è vero. Peter?
   — Se giuoca è un imbroglione, — Deacon disse di rimando. — Sono contrariato da questa presunzione. Signor Gee, non vi lascerò in pace finché non mi abbiate detto come voi sapete chi è colui che ha calato