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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   UN FIGLIO DEL SOLE _ 207
   supposto uno degli impiegati. — Deacon è australiano, e là sono un po' rigidi in fatto di razze.
   —- Può ben darsi che sia così, — ammise Mac Murtrey. — Però io non posso ammettere provocazioni, specialmente verso un uomo come Peter Gee, che è più bianco di tutti i bianchi.
   Il gerente aveva ben ragione di sostenere Peter Gee. Difatti quest'ultimo era un australiano veramente meritevole di stima, buono quanto saggio. L'incrollabile integrità del sangue cinese moderava la vivacità e la spensieratezza inglese ereditata dal padre. Era assai più colto di qualunque altro della sua classe o professione, parlava meglio di loro l'inglese, e bene anche varie altre lingue, e meglio degli altri manteneva il culto della distinzione e dell'elevatezza. E poi, egli aveva un'anima delicata. Abborriva dalla violenza, benché anch'egli a sua volta avesse ucciso uomini. Detestava la turbolenza, e la evitava come la peste.
   Il capitano Stapler si associò a Mac Murtrey e disse:
   — Ricordo che quando cambiai goletta e venni ad Altman, i negri dissero subito dal rumore che ero io. Io non ero atteso affatto,