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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   UN FIGLIO DEL SOLE _
   189
   mentre si abbassava a collocare il remo, gli fece un cenno lento ed espressivo. La faccia gli parve familiare, uno dei mille e mille marinai indigeni che aveva conosciuto nelle isolo in cui commerciava.
   — Non dite loro chi sono, — disse Grief, in Tahitiano. — Avete navigato per me?
   L'uomo rispose affermativamente, ed aprì la bocca per parlare, ma prima che potesse articolare una parola, Watson gli gridò un selvaggio « zitto ».
   — Domando scusa, — disse Grief. — Se avessi saputo che era proibito, non avrei parlato.
   — Niente di male, — disse Hall interponendosi. — Il male è che si chiacchiera troppo e non si lavora abbastanza. Dobbiamo essere rigorosi con loro, altrimenti non riuscirebbero a cavare abbastanza conchiglie da pagare il loro cibo.
   Grief annuì in segno d'approvazione. — Li conosco. Io stesso ho una ciurma... dei veri ignavi. Bisogna trattarli come bestie se si vuol cavarne il lavoro di mezza giornata in una.
   — Cosa gli stavate dicendo? — Gorman si intromise bruscamente.
   — Gli domandavo come sono le conchiglie e a che profondità si tuffano.