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JACK LONDON '
ne e pesanti tende, l'accecante luce del sole entrava in fresco riflesso. Il luccicore di interruttori di madreperla attrasse l'occhio di Grief.
— Batterie d'accumulazione azionate dal mulino a vento, nientemeno! — esclamò egli premendo i bottoni. — E luce smorzata e nascosta!
Bulbi nascosti diedero luce e la stanza si riempì di moderata luce aurea. Molti scaffali di libri nascondevano le pareti. Grief si indugiò a guardare i titoli. Pur essendo un uomo discretamente colto, per un avventuriere del mare, egli intravvide un vasto campo di cultura che oltrepassava le sue cognizioni. Vi trovò dei vecchi amici, autori di libri di cui aveva sentito parlare, ma che noij aveva mai letto. Le opere complete di Tol-stoi, Turghenieff, Gorki, di Cooper e Mark Twain; di Hugo, Zola e Sue; di Flaubert, di Maupassant e di Paul de Koch. Scorse qua e là con curiosità le pagine di Metchni-koff, Weininger e Schopenhauer, poi quelle di Ellis, Lydston, Krafft-Ebbing e Forel. Aveva in mano i'« Espansione delle razze » di Woodruff allorché Snow ritornò dall'ulteriore esplorazione della casa.
— Vasca da bagno smaltata, stanzino a