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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   JACK LONDON '
   — gì5 — borbottò Grief, annuendo tristemente, — difatti all'incrocio delle mie linee e delle vostre doveva esserci il centro di Leu-Leu. Certamente è colpa del cronometro; qualche ingranaggio che non funziona.
   Fece alcuni passi preoccupato verso la sponda della goletta, e diede un'occhiata alla scia. La goletta, spinta da una discreta brezza, percorreva da nove e dieci nodi.
   — Meglio metterla sotto vento, signor Snow. Spiegate quella vela. Il cielo si sta coprendo, e non ritengo che potremo osservare le stelle questa sera; quindi manterremo la nostra posizione, e rileveremo la latitudine domani. Così fanno sempre i vecchi navigatori.
   Munita di forte timone, con un pesante assito, con bordo alto, lo « Zio Toby » era la goletta più lenta e più sicura che Davide Grief possedesse. Faceva corse regolari fra le isole Banks e il gruppo di Santa Cruz e verso le varie isole coralline al nord-ovest, dove i commercianti nativi, suoi corrispondenti d'affari, raccoglievano copra, tartarughe di mare dal becco d'aquila, e talora una tonnellata di conchiglie perlacee. Siccome il comandante era quella settimana in preda a forte febbre, Grief l'aveva sostituito, guidan-