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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   UN FIGLIO DEL SOLE
   165Ù1
   gli chiese il suo padrone non appena furono seduti nel quadrato.
   Il piccolo scozzese crollò la testa.
   — Non c'era nulla da appianare; dipende tutto dal modo di vedere. Si potrebbe anche dire che tutto era già appianato, prima ancora del mio arrivo.
   — Ma la piantagione, uomo, la piantagione ?
   — Niente piantagione : tutti gli anni del nostro lavoro sono sfumati in nulla. Siamo tornati al punto di partenza dei nostri sforzi, di quelli dei missionari, dei tedeschi e alla solita conclusione; non c'è più neppure una pietra sull'altra; le cose sono ridotte a nere ceneri; ogni albero è troncato e i cinghiali dissotterrano le patate dolci. Di quei negri della Nuova Georgia, una falange così bella, e composta di un centinaio, e che vi era costata tanto, non uno è rimasto per riferire gli avvenimenti.
   S'intemippe e cominciò a rovistare in un cassetto sotto la scala del boccaporto.
   — Ma Worth? Denby? Wallenstein?
   — Stavo appunto per dirvelo. Guardate.
   Mac Tavish tirò fuori un sacco intessuto con paglia di riso e ne votò sul pavimento il contenuto. Davide Grief si contrasse tutto.