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JACK LONDON '
— Come va? — chiese Grief; — non siete ancora partito?
Mac Tavish accennò di sì, dicendo:
¦— E ritornato; tutto èin ordine a bordo,
¦— Come va a New Gibbon?
— Niente di nuovo, almeno sino al momento della mia partenza, eccetto qualche piccola novità che un occhio esperto potrebbe facilmente notare anche da lontano.
Mac Tavish era un tipo calmissimo, piccolo quanto Koho e altrettanto secco, dalla carnagione di mogano, dagli occhi piccoli e inespressivi di color celeste e più simili a due punte di succhiello che a due occhi di scozzese. Senza paura, senza entusiasmo, ribelle ai malanni, insensibile al clima, privo del minimo sentimentalismo, era sparuto, amaro, gelido quanto una serpe. Che il suo presente sguardo corrucciato preannunciasse cattive nuove, Grief se ne rese conto.
— Fuori le notizie, r— disse; — che cosa è accaduto?
— E' un fatto detestabile, una vera vergogna, questo burlarsi di negri pagani, — rispose; — inoltre è costoso; venite da basso, signor Grief; per fare il mio rapporto staremo meglio prendendo un bicchiere. Passate.
— Come poteste appianare le cose? —