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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   UN FIGLIO DEL SOLE
   151Ù1
   che costui è quel medesimo Koho, assassino dalle mani rosse di sangue nelle Solomons, che tenne in iscacco per tutta la vita due delle maggiori potenze mondiali; ridotto, ora, ad andare a bordo a far la corte a Denby e a strappargli una goccia di rum.
   III.
   Per l'ultima volta in vita sua, il nostromo del « Meraviglia » perpetrò un giuoco pratico a scapito di un indigeno. Si trovava nel quadrato a verificare la lista della merce caricata nelle scialuppe, quando arrivò Koho zoppicante giù per la scaletta e andò a sedersi al tavolo, davanti a lui.
   — Tutto insieme me vicino morire, — cominciò il vecchio capo ormai scevro anche dalle antiche passioni carnali; — me non amare Maria, me non amare « kai-kai » ; me troppo malato individuo; me vicino morire. — La lunga pausa che seguì gli servì a mostrare in viso il vago bisogno di un digestivo, proprio per quel suo stomaco ch'egli andava tastandosi colla cautela e coll'espressione di un sofferente; poi incalzò: — Pancia appartenere me troppo malata ; — seguì altra pau-