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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   JACK LONDON '
   _ Salve, Koho! — disse Grief affabilmente, per quanto conoscesse qualcosa di meglio da offrirgli che non una stretta di mano. Koho osservava d'altronde il principio assoluto inculcatogli dai dottori di magìa degli indigeni: vale a dire di non metter mai la propria pelle in contatto con quella di un bianco. Worth e il capitano Ward, del « Meraviglia », salutarono Koho, ma il primo aggrottò le ciglia alla vista dello Snider, avendo anche lui stabilito sull'isola una norma assoluta e cioè che nessun isolano indigeno potesse accedere a lui nella piantagione con aimi indosso, per non indurre la brava gente a farne uso onde facilitare la conclusione delle pratiche in corso. Perciò il factotum battè le mani, e un negro inserviente, reclutato da San Cristobal, accorse e dietro un cenno di Worth tolse il fucile dalla mano del visitatore per portarlo nell'interno della casa.
   — Koho, — disse Grief presentando il Residente germanico, — a questo grande padrone appartiene Bougainville; te ne do la mia parola, è grande padrone.
   Koho, memore delle visite dei vari incrociatori germanici, sorrise con un lampo di sgradevole reminiscenza negli occhi.