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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   UN FIGLIO DEL SOLE
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   d'acciaio, e strappava il dente al primo colpo asciutto e pulito.
   — Io uso la tenaglia, — brontolò Worth, arcigno, introducendola nella bocca del ne-„re, e mentre tirava, il paziente gemeva e si sollevava dallo spasimo. — Datemi mano e tenetelo fermo, — invocò il factotum.
   Grief e Wallenstein afferrarono il negro e lo tennero fermo, mentr'egli si contorceva, cercando di svincolarsi dalla loro stretta con tale impeto che tutti venivano sospinti avanti e indietro. Egli serrava tutti i denti sulla tenaglia, ed era un sudare generale in quell'afa. Il paziente aveva già rovesciato la sedia e il capitano Ward desistette allora dal nuovo tentativo versandosi una bibita, e cercando di rincuorare il gruppo. Bisognava 'tener duro e difatti quando essi riuscirono a ridurre all'immobilità il paziente, Worth iniziò l'operazione; questa volta il dente scricchiolò finalmente, e saltò fuori.
   In mezzo a tanto scompiglio, nessuno si accorse di un ometto che aveva salito zoppicando le scale, rimanendo a guardare la scena con curiosità. Koho era conservatore; chè, non avendo i suoi avi logorato mai alcun capo eli vestiario, voleva rimanere fedele a quest'uso e non portava neppure la
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