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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   UN FIGLIO DEL SOLE
   139Ù1
   tedeschi nè gli inglesi poterono mai individuarlo; il primo siete stato voi.
   — No; il primo è stato Mac TavisK, — obbiettò Grief.
   — Ah, già, me lo ricordo... quello scoz zese piccolo, secco. — Wallenstein sorseggiò il suo whiskey. — Lo chiamano il Para-fastidi, nevvero?
   Grief approvò.
   — E dicono che la paga che gli date voi è superiore alla mia o a quella del Residente britannico.
   — Temo che sia vero, — ammise Grief. — Vi dirò, senza voler fare confronti — che egli se la merita anche, dedicando il suo tempo ad appianare le divergenze; è uno stregone ; ed è stato lui a collocare il mio danaro a New Gibbon; ora è laggiù a Malaita ad avviare una piantagione per conto mio.
   — La prima?
   — Non c'è nemmeno una stazione commerciale in tutta Malaita; ecco là la piantagione; ci si arriva in una mezz'ora. — Porse il binoccolo al suo ospite. — Ecco laggiù, a sinistra, i ricoveri per le barche; al di là, ci sono le baracche ; e a destra i depositi di copra. Abbiamo sempre sete e il vecchio Koho s'incivilisce abbastanza per permettere alla