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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   UN FIGLIO DEL SOLE
   95Ù1
   li porto di Fuatino si apriva davanti a lui, nella distesa circolare d'acqua di cinque miglia dall'orlo bianco di corallo, i pendii verdeggianti salivano in ripida ascesa su per Ja muraglia cupa del cratere, le cui creste erano tutte dentellate da picchi vulcanici, avviluppati e sormontati da nubi portate dai venti alisei e imprigionate o attratte nelle loro gole. In ogni crepaccio e infossamento della lava in disgregazione vi crescevano le viti e gli alberi che strisciavano e si ergevano, formando una verde schiuma di vegetazione. Sottili corsi d'acqua, che apparivano sotto un velo di umidità, scendevano serpeggianti 'giù a valle; e a compire l'impressione magica del luogo il profumo dei fiori gialli del casso impregnava l'aria calda e umida.
   Ventilato da una brezza leggera e instabile, il « Rattler » veleggiò nel porto. Chiamando a bordo la baleniera, Grief frugava la costa col cannocchiale. Non c'era segno di vita. Nell'ardente luccichio del sole tropicale, tutto dormiva, nè c'era alcuno a dare il benvenuto. Sopra la riva della spiaggia a nord, dove la frangia delle palme di cocco celava il villaggio, potè vedere le nere curve delle canoe nei loro capannoni di custodia. Alla riva stazionava la strana golet-