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Un Figlio del Sole

Jack London
Bietti Milano, 1931, pagine 316

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   64 JACK LONDON '
   — Guardatevi un po', — diceva Grief, — come avete raddoppiato le vostre forze da quando siete venuto a bordo. Non avete preso una bibita, non siete morto e il veleno è stato snidato dal vostro organismo. Ecco i.ì lavoro. E' più efficace delle infermiere e di tutti gli amministratori. Venite qua, se avete sete; metteteci le labbra.
   Con parecchi, abili colpi del suo pesante coltello che portava inguauiato, Grief fece saltare un pezzo triangolare dalla sommità di una noce di cocco, e il sottile, fresco liquido, leggermente latteo ed effervescente gorgogliava sull'orlo. Dopo fatto un inchino, Pankburn prese la coppa di madre natura e la portò alla bocca, rovesciando la testa all'indietro finché il guscio fu vuotato. Ogni giorno ne vuotava un buon numero. Il dispensiere negro, un figlio delle Nuove Ebridi sulla sessantina, e il suo aiutante undicenne, dell'isola di Lark, provvedevano a fornirgliene incessantemente.
   Pankburn non era affatto contrario al suo duro lavoro, né mai lo evitava, battendo 'anzi la ciurma indigena nel balzare all'esecuzione degli ordini. Ma le sue sofferenze per riuscire ad astenersi dall'alcool erano veramente eroiche. Anche dopo esser riuscito