APPENDICE
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Minerva. Roma, 29 settembre 1907. — Il Congresso di Cremona e il trionfo della Cooper azione. — À questo congresso sotto la presidenza dell'on. Luzzatti intervennero nella seconda quindicina di settembre 1907 gli amici della cooperazione in tutte le sue forme. I socialisti per qualche tempo hanno combattuto la cooperazione, ma ora i migliori od almeno i più sensati si sono ricreduti. Fra gli argomenti trattati importantissimo quello delle case popolari. L' onor. Luzzatti ha manifestato un suo progetto di una specie di cooperazione fra tutte le banche pop. e le easse di Risp. dalla quale egli spera che in una diecina ci' anni, a ragione eli 50 milioni all' anno si possa avere per la costruzione delle case popolari un miliardo di fr. La probabilità di riuscire all' intento dice 1' A. diverrebbe certezza se lo Stato si decidesse non a fare atti di beneficenza ma nel suo interesse prendere provvedimenti come quello di attenuare 1' imposta sui fabbricati da noi enorme e che si ripercuote sugli inquilini, poscia dovrebbe esonerare le nuove' case per dieci anni, allora il capitale si invertirebbe nell' edilizia anche senza 1' elemento cooperativo ; purché 1' esenzione fosse senza restrizioni, così la legge del 1904 che esonera in Roma le costruzioni iniziate e compiute nel triennio 1904-907, causa il regolamento pieno di cavilli, difficilmente un proprietario può invocarla.
Giornale degli economisti. (Maggio 1909). Le assicurazioni sociali. Gino Arias. — L' A., pur non essendo di quelli che negano ogni intervento dello Stato, non l'ammette nel caso delle assicurazioni sociali. Siccome, egli dice, scopo di queste assicurazioni è di garantire le classi economicamente più deboli, occorrerà costituire delle corporazioni obbligatorie al fine di esercitare un controllo sugli assicurati, ed appunto un tale ritorno alle corporazioni arresterebbe ogni progresso e ricondurrebbe forse allo stagnamento industriale del medio evo. Inoltre bisogna considerare che 1' onere dell' assicurazione, oltre che sull' operaio, il quale ha salari bassi ed instabili, e sul padrone graverebbe in parte anche sulle finanze dello Stato ed il risultato ultimo sarebbe la imposizione di nuovi oneri al contribuente. L' A. critica poi il rimedio che gli obbligatoriati propongono pel caso che 1' operaio non possa pagare 1' assicurazione, cioè 1' assicurazione contro la disoccupazione che obbligherebbe 1' operaio a restar fìsso nella sua professione e nella stessa località, e porterebbe ad una diffìcile inquisizione per vedere se la disoccupazione è volontaria o involontaria. In conclusione l'A. crede migliore il sistema che vige quasi assoluto in Inghilterra e agli Stati Uniti, di lanciar libero 1' operaio di assicurarsi o no, e lo spingono a questa soluzione i buoni risultati ottenuti dalle compagnie private nelle assicurazioni operaie.