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CONCLUSIONE
Indubbiamente spetta alla politica la riforma e la creazione di nuove leggi, spetta quindi ad essa tener conto dei dettami della morale, dei progressi del diritto come scienza, e di tutto il vasto campo giuridico economico da noi esaminato per migliorarlo onde raggiungere il fine umano, la felicità sociale.
Solochè, per noi la politica economica non ha quel campo vasto al quale altre scuole assegnano. Per noi, molte funzioni pratiche, assegnate da altre scuole al compito dello Stato, debbono appartenere alle rappresentanze delle collettività economiche libere, ai così detti sindacati. Il miglioramento dell' organismo economico, delle dodici strutture sociali, deve essere ordinato e voluto dalle strutture stesse della società, lo Stato deve limitarsi a togliere gli ostacoli a questa libera manifestazione della volontà dell'organismo aziendale della società. Come negare l'interdipendenza delle aziende ? Come non vedere che si tratta di raggiungere un migliore adattamento di esse all' ambiente in seguito ad uno spontaneo accordo ?
Al più lo Stato potrà costringere le minoranze ad aderire all'accordo delle maggioranze, come oggi obbliga, ad esempio, le minoranze dei consorzi idraulici ad aderire al volere delle maggioranze per attuare il miglioramento agricolo d'una plaga.
Lo spontaneo accordo, di cui sopra, si riferisce sempre all' attuazione della legge delle proporzioni definite, dalla quale così a lungo abbiamo parlato nel testo, a mezzo dei parlamenti economici nazionali ed internazionali, i quali dovrebbero rivolgersi ai parlamenti politici quando le loro decisioni hanno bisogno di sanzione legislativa.