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Trattato di Economia Sociale

Alberto Zorli
Fratelli Bocca Editori Torino, 1924, pagine 772

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAUSE PSICO-FISICHE GIURIDICHE E MORALI ETC.
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   gli innumerevoli rapporti che gli imprenditori di spettacoli, specialmente teatrali, incontrano cogli artisti e coadiutori e col pubblico, sono in massima parte regolati dalle consuetudini, come ebbe a decidere anche la Cassazione di Firenze (10 marzo 1887); e solo in caso non esistano usi speciali, dal Codice Civile, secondo le norme generali del diritto.
   Nel conflitto fra usi generali e locali prevalgono i locali se eran noti ad entrambe le parti, altrimenti i generali perchè questi si presumono noti. Gli usi che s'invocano non debbono essere naturalmente contrarii al buon costume, essere ammessi dalla maggioranza del pubblico e non da minoranze immorali, nè possono essere discordanti colle leggi.
   Il Codice di Comm. c\ll' art. 44 suggerisce i modi per provare la consuetudine, e l;art. 1 stabilisce che in materia commerciale r uso è legge tra le parti contraenti.
   Tutto ciò vale specialmente per gli impresari di teatri, ina purtroppo costoro non sono in generale modelli di moralità.
   Se esiste questione fra i civilisti sulla natura dei contratti pei quali, persone che esercitano una professione liberale, mettono l'opera loro intellettuale al servizio di un altra dietro una data somma, non v'ha dubbio però circa la natura del contratto di scrittura teatrale che si tratti di locazione d' opera, (Cass. Torino 31 dicembre 1884).
   Eppure agli impresari non mancano astuzie per eludere la legge e piantare in asso i poveri artisti scritturati, se gli affari dell'impresa non vanno bene. La moralità degli impresari si rivela anche dal genere degli spettacoli che danno. È ben vero che costoro non fanno che seguire le tendenze del pubblico, ma è anche vero che il pubblico può essere più o meno secondato in queste sue tendenze, e quindi dipende dagli impresari il dilagare, più o meno secondato in queste sue tendenze, della passione per un genere d'arte riprovevole, e da loro dipendono in gran parte le degenerazioni del gusto artistico degli autori e del pubblico.
   Chi esercita una professione liberale, che non si è messo cioè alla dipendenza temporanea o permanente di altri, è un imprenditore dell'opera propria, e come tale è in rapporto con clienti e spesso anche con dipendenti e coadiutori. Verso entrambi ha quindi speciali doveri oltre quelli fissati dalle leggi.