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LIBRO SECO N DO
in certi casi, degli infortuni del lavoro, a limitare le ore di lavoro delle donne e dei fanciulli e proteggere queste in caso di gravidanza, ad assicurare i lavoratori contro i casi fortuiti, ed anche contro le malattie e vecchiaia.
Comunque le dette leggi non regolano il punto più grave dei rapporti fra imprenditori ed operai : la partecipazione di questi al profitto dell' impresa.
Sovente i guadagni degli imprenditori sono rilevantissimi, specialmente pel fatto che gli operai, non essendo organizzati e bisognosi di lavoro per vivere, si fanno una incosciente concorrenza fra loro, e son costretti a lavorare per derisori salari, e non di rado in natura, sui quali, a sua volta, l'imprenditore fa ulteriori guadagni.
Ma v'ha di più. Il padrone, sapendo che l'operaio teme il licenziamento, che vorrebbe dire disoccupazione e miseria, può quasi liberamente abusare di questa sua posizione, trattando malamente il lavoratore e trasformando in vero sistema di schiavitù quello della libertà del lavoro.
Non v'ha legge che freni, a tal riguardo, l'imprenditore, onde la sola morale può frenarlo nell' esercizio de' suoi diritti e solo elevati principii di amore al prossimo può renderlo, anziché un tiranno, un padre, un fratello de' suoi dipendenti.
Alla sua volta è ben vero che gli operai si organizzano e minacciano e fanno scioperi, ma tale sistema non è applicabile che ad alcune industrie manifattrici ed in grandi centri, mentre i fenomeni cui accennammo si avverano specialmente nei piccoli centri e nelle abitudini di piccoli imprenditori che sovente sono anche lavoratori. À dir vero, si hanno esempi di imprenditori che spontaneamente fanno partecipare gli operai ai benefici dell' impresa, che istituiscono casse di soccorso pei dipendenti malati, casse pensioni, asili e scuole pei loro figli, e scuole serali per gli adulti ; ma sono eccezioni, e però 1' educazione morale degli imprenditori dovrebbe preoccupare chi si interessa del miglioramento economico delle collettività/.