Stai consultando: 'Trattato di Economia Sociale ', Alberto Zorli

   

Pagina (397/775)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (397/775)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Trattato di Economia Sociale

Alberto Zorli
Fratelli Bocca Editori Torino, 1924, pagine 772

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   PiliMI PRINCIPI DI ECONOMIA SOCIALE
   397
   Non certo dalle tendenze anarchiche si può sperare un consiglio per raggiungere il fine organico.
   Ben poco, ripeto, si può sperare anche dai liberali che vagheggiano la libera concorrenza come unico rimedio ai mali della società.
   I socialisti riformisti autoritari, mirano ad una organizzazione della società, ma statale, onde la gerarchia politica sarebbe la testa e 1' anima di tutta 1' organizzazione economica.
   Noi riteniamo che 1' organismo politico debba essere distinto da quello economico.
   La tendenza odierna della democrazia sociale, tanto evangelica che cattolica, tanto atea che credente, è per organizzare su nuove basi teoriche e pratiche la società economica, ma, il pensiero che propone un'ordinamento economico della società plasmato sull' esempio della azienda erogatrice e procacciatrice privata, tale pensiero dico è isolato.
   Si può dire che la democrazia è tutta concorde nel principio che la proprietà privata non è un diritto assoluto immutabile, ma che, pur conservandolo, deve subire molte limitazioni. E concorde pure nel volere che il lavoro umano sia, di fronte al capitale, non in una posizione ci' inferiorità, ma almeno alla pari.
   Su questi due principii si basano tutte le istituzioni proposte dai vari partiti democratici.
   Riguardo al primo principio che il diritto di proprietà non è illimitato (pei teorici che ammettono il principio feudale il vero proprietario è il Sovrano, ed in genere per gli autoritari è lo Stato, pei religiosi è Dio che ha creato le cose) e che impone doveri verso la proprietà stessa e verso la collettività, sovr'esso si basano tutte le leggi che riguardano il latifondo, l'obbligo dei proprietari di coltivare le loro terre. Ma tali doveri dovrebbero anche essere estesi ai proprietari di fabbriche, obbligandoli ad introdurre i miglioramenti tecnici per cui primeggiano identiche fabbriche all' interno ed all' estero. Sul secondo principio si basano tutte le istituzioni e leggi che mirano ad elevare la condizione del lavoratore, leggi che vengono generalmente coordinate ad un concetto organico della società, concetto che toglie gli operai e gli stessi proprietari dall' isolamento.