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Trattato di Economia Sociale

Alberto Zorli
Fratelli Bocca Editori Torino, 1924, pagine 772

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   LIBRO PRIMO
   Erroneamente si parla delle industrie domestiche come fossero un tutt'uno con la famiglia, 1'azienda erogatrice della quale è sempre distinta da quella di speculazione.
   Il calzolaio che lavora in casa tiene ben distinta la sua azienda come calzolaio, da quella della famiglia.
   Più sopra si è detto che il tasso dei profìtti dipende dai risultati della lotta tra i fattori della speculazione e coi consumatori, secondo le strutture sociali e quindi secondo la natura dell' impresa e finalmente dalla tendenza al rialzo od al ribasso dei profitti. Tutti i trattatisti parlano della tendenza, nei paesi civili, ed in tempi normali, dei profitti al ribasso. Tale tendenza, dice lo Smith, proviene dal risparmio che sempre aumenta. Evidentemente questa sola non può essere la causa. Giacché dato pure che ribassi il prezzo del denaro, occorrono ben altri elementi per raggiungere i profitti. Non basta che gì' imprenditori trovino facilmente il denaro, occorre che esistano capi tecnici, che esistano operai abili, etc.
   Ora, il progresso tende appunto ad ottenere tuttociò in abbondanza. Istituti speciali allevano capitecnici, le scuole serali istruiscono gli operai, mentre le famiglie facoltose, che in passato vagheggiavano avere in famiglia 1' avvocato, il prete, il medico, oggi vagheggiano un figlio capace di mettersi alla testa d'imprese e mandano i figli nei grandi centri alle Scuole Superiori industriali e commerciali e ad acquistare la pratica negli affari. Aumentando il numero degli individui capaci, fidenti in sè stessi, per assumere imprese, aumenta la concorrenza tra imprenditori e scemano i profitti. Ma altre ragioni influiscono e specialmente la diminuita quantità di ostacoli che intralciano le imprese, e quindi la protezione dei governi, l'ordine, la facilità di comunicazioni e d'informazioni sui prezzi dei vari mercati, per cui non sono più possibili quegli sbalzi che creavano i grandi profitti; non più l'ignoranza dei consumatori che permetteva in una regione si vendessero prodotti ad un prezzo doppio di altro mercato, spesso vicino.
   D' altra parte il concetto di Smith che 1' aumento dei risparmi sia la causa del ribasso dei profìtti, oggi più poco può valere, per la grande facilità dei capitali ad emigrare all'estero, nelle colonie, nei paesi nuovi, ove trovano favorevoli colloca-