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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   II, ROMANTICISMO E ALESSANDRO MANZONI '
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   nuove dottrine letterarie, che furono seguite con ardore da molti scrittori, fra i quali Alfonso Lamartine e Victor Hugo. In Inghilterra furono i più illustri campioni del romanticismo Giorgio Byron e il romanziere Gualtiero Scott.
   Nel 1818, per diffondere i principi letterari romantici, ed anche farsi banditori di idee di libertà politiche ed economiche, Lodovico di Breme, Pietro Borsieri, Silvio Pellico, Giovanni Ber-chet, Ermes Visconti ed altri, con l'aiuto del conte Luigi Porro Lambertenglii e del conte Federico Confalonieri, fondarono in Milano un periodico, che usciva due volte alla settimana, il Conciliatore ; 6 così intitolato perché si proponeva di conciliare i sinceri amici del vero; e comunemente, dal colore della carta su cui si stampava, chiamato il Foglio azzurro. Vi collaborarono, oltre i ricordati, il Sismondi, Gian Domenico Romagnosi ed altri, e ne fu redattore principale il Pellico. Osteggiato dal governo, il Conciliatore dopo tredici mesi dove cessare, e ne prese poco appresso il luogo, sostenendo gli stessi principi, VAntologia di Firenze (1821-1834). ,
   Il più grande dei romantici italiani é Alessandro Manzoni, e, segnatamente nell'opera di lui, il romanticismo nostro ha un carattere proprio ed originale. « In generale il romanticismo lombardo, osserva il Carducci, inalzando a idealità il buon senso, proclamando l'estetica della realità e il ritorno al vero decente e all' utile bello, fu tutto l'opposto del romanticismo tedesco propriamente detto, come precedé il romanticismo francese nella infrazione delle false regole e nella liberazione del dramma a idealità storica. Ricordiamo che il Goethe pronunziò il romanticismo essere un genere morboso fuori che nel Manzoni ». 6 II quale in una lettera al march. C. D'Azeglio (1823) formulava gl'intenti e svolgeva i criteri della nuova scuola, e la parte positiva indicava con le parole famose: «che la poesia e la letteratura in genere debba proporsi l'utile per iscopo, il vero per soggetto, e l'interessante per mezzo»:7 quanto alla parte negativa osservava che « tende principalmente ad escludere la mitologia; l'imitazione dei classici, propriamente detta; le regole fondate su fatti speciali, e non su principii generali, su l'autorità dei retori, e non sul ragionamento; e specialmente quelle delle due unità drammatiche ». L'imitazione dei classici propriamente detta, si noti; perché l'idea dei romantici «non fu mai, come parve che molti volessero intendere, che non si debba né