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PERIODO DEI, RINNOVAMENTO
in sospetto del governo veneziano, se ne fuggì nella Repubblica Cispadana, e a Bologna entrò volontario nella Legione dei cacciatori a cavallo; ivi compose un'Ode a Bonaparte liberatore, che fu stampata a pubbliche spese (1797); ma, istituitosi il governo democratico a Venezia, ritornò in questa città e vi ebbe vari uffici.
Dopo il trattato di Campoformio (ottobre 1797), con l'animo fieramente sdegnato e angosciato per il vile mercato che il Bonaparte aveva fatto della sua Venezia, si partì da questa città, e dopo breve dimora a Milano, dove frequentò il Parini e strinse amicizia col Monti, entrò col grado di tenente nella milizia; combatté coraggiosamente in vari fatti d'armi, e fu col generale Massena in Genova. Durante quella memoranda difesa, in cui si segnalò per valore, scrisse una delle sue poesie più celebri (1800), l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo; ristampò l'ode a Bonaparte, dedicandogliela coli un'ardita lettera, nella quale lo esortava a soccorrere l'Italia « non solo, diceva, perché partecipi del sangue italiano, e la rivoluzione d'Italia è opera tua, ma per fare che i secoli tacciano di quel Trattato che trafficò la mia patria, insospettì le nazioni, e scemò dignità al tuo nome ». Nel 1802 pubblicò il romanzo Ultime lettere di Iacopo Ortis16 e l'Orazione a Bonaparte per il Congresso di Lione, libera e franca pure in mezzo alle lodi; come fremente di amor patrio e di dolore per il trattato di Campoformio è l'Ortis. Nel 1803 stampò, insieme con altre poesie, l'ode stupenda All'amica ri*-sanata: dovè quindi militare in Francia quasi due anni, e, tornato in Italia, pubblicò a Brescia nel 1807 il Carme dei Sepolcri. Fu nominato l'anno seguente dal governo del Regno Italico professore di eloquenza nell'Università di Pavia, e vi fece, ap-plauditissimo, una celebre prolusione Bell'origine e dell'uffizio della Letteratura e alcune lezioni; ma, soppressa quella cattedra, pose stanza a Milano. La sua vita divenne da quel tempo anche più tempestosa: a Milano si tirò addosso non poche inimicizie, e l'amicizia col Monti fu rotta per sempre: una sua tragedia, l'Ajace, non piacque, e vi si videro allusioni a Napoleone e ad altri. Si trasferì nell'agosto del 1812 a Firenze, e in una villa a Bellosguardo condusse assai innanzi il carme Le Grazie; scrisse ima tragedia la Bicciarda, e corresse e limò la traduzione, cui già aveva atteso in Francia, del Viaggio sentimentale di Yoriclc di Lorenzo Sterne, che pubblicò aggiungendovi una Notizia in-