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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   I CLASSICISTI
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   ve va: « Quando io vi lessi la mia versione dell'Iliade, voi mi recitaste la vostra, confessandomi di avere tradotto senza grammatica greca, ed io nell'udirla mi confermavo nella sentenza di Socrate che l'intelletto altamente spirato dalle Muse è l'interprete migliore di Omero ». Ricorderò anche la traduzione di Persio, nella quale il Monti gareggiò di concisione col satirico latino, e quella vivace, arguta, in ottave spontanee e fresche, della Pulcella d'Orléans del Voltaire (per l'irreligione e oscenità del poemetto il Monti non volle mai pubblicarla, e fu edita la prima volta nel 1878). Anche nella prosa il Monti non manca di pregi: la Proposta specialmente non pure mostra nell'autore profonda conoscenza della lingua nostra e pazientissimi studi, ma è piena di vivacità e di lepore. 12
   Nella poesia del Monti si ammira la ricca immaginazione, la spontaneità e lo splendore dello stile e del verso, l'arte con cui egli sa trarre profitto dalla Bibbia, dai classici latini, dagli scrittori nostri e dagli stranieri. Pure non ne riceviamo « quella massima impressione finale », che, per tacere di creazioni anche maggiol'i, producono in noi il Giorno, il Saul, i Sepolcri perché vi domina un'idea, che le rappresentazioni particolari e gli episodi concorrono «¦ a far sempre più luminosa e potente », laddove nei poemi del Monti « gli episodi e le descrizioni sono spesso tutta la bellezza e tutto l'effetto, servono ciascuno a sé medesimo e non a un' idea sovrana che o mancava da principio, o svanì poi dalla mente del jjoeta tutta intesa a moltiplicar senza fine le dipinture particolari ». 13
   4. Nacque Niccolò Foscolo (che poi mutò il suo nome in Ugo) a Zante il 6 febbraio 1778, u da Andrea, discendente da famiglia veneziana, e da Diamante Spaty, greca: passò parte della fanciullezza in Dalmazia e, perduto nel 1788 il padre, fu ricondotto a Zante; qualche anno dopo venne a stare con la madre a Venezia, che da allora considerò sempre sua patria. Sebbene da fanciullo si mostrasse restìo allo studio e indisciplinato, si applicò poi con grande ardore, ed ebbe a Padova incitamento e consigli amorevoli dal Cesarotti. 15 Sin dal 1794 aveva cominciato a scrivere versi: una tragedia, il Tieste (che, pubblicandola, dedicò a Vittorio Alfieri), fece rappresentare nel gennaio del 1797 in Venezia, con grande successo, cui dovettero conferire i sentimenti democratici che vi esprimeva: giovanissimo già aveva celebrità di poeta. Per le sue idee democratiche caduto