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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   I CLASSICISTI
   203
   un suo colloquio con l'ombra dell'Ariosto, addolorato e fieramente sdegnoso dei mali e dei vizi d'Italia. Le parole del Verri sono interrotte da un grido festoso: « pace al mondo», annunzio della pace fra l'Inghilterra e la Francia: Napoleone ha posto « fine al lungo di Marte orrido ludo ». Il poeta ci prepara quindi ad ascoltare il Beccaria, ma qui il poema rimase interrotto. Questo il nudo schema della Mascheroniana, superiore, per giudizio dello Zumbini e di altri, alla Bassvilliana: «è sempre minore l'esuberanza, minore il rimbombo; e c'è più varietà di suoni e di cadenze, più castigatezza e temperanza in tutto ». 9 Specialmente notevole, fra i poemetti che il Monti compose per glorificare Napoleone, è II Bardo della Selva Nera, poiché con questo poemetto epico lirico tentò (con poca fortuna, ancorché non poche bellezze vi risplendano) un genere nuovo nella nostra i letteratura, tenendo dinanzi a sé modelli stranieri, come i poemi dell'Ossian e il Bardo di Tommaso Gray. Il bardo Ullino dopo la battaglia di Albeck scende con la figlia Malvina sul campo, e raccoglie un giovinetto ferito, Terigi; Malvina lo cura e lo guarisce, e i due giovani s'innamorano. Terigi narra le proprie vicende; e dei racconti di lui specialmente si vale il poeta per celebrare la gloria del Bonaparte. I primi quattro canti sono in versi sciolti con alcuni tratti lirici: in ottave i tre seguenti: dell'ottavo canto non abbiamo che un frammento, e anche il Bardo resta in tronco, come quasi tutti i poemi del Monti. La Musogonia in ottave e la Feroniade in versi sciolti sono due poemetti mitologici, condotti con arte finissima. La Musogonia doveva constare di due canti, secondo il concetto primitivo dell'autore: cantata nel primo l'origine delle Muse, nel secondo si proponeva, com'egli stesso avvertì, « di ricondurre in terra le Muse a beneficare il genere umano, traendo gli uomini dalla vita selvaggia, congregandoli in società e insegnando loro la virtù, la giustizia, e tutte le arti, e tutte le scienze »; si contentò poi di un solo canto, tralasciando tutta questa seconda parte. La Feroniade, « lavoro squisito, così il Carducci, della florida gioventù e della vecchiezza robusta del gran poeta », che non riuscì a finirla del tutto, fu concepita per celebrare il prosciugamento delle paludi pontine tentato da Pio VI. La ninfa Fe-ronia viveva presso Terràcina, intenta alla coltivazione di piante e fiori: fu amata da Giove e resa immortale: i popoli presso i quali abitava l'adorarono come Dea; fiorirono le loro campagne,