I CLASSICISTI
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verno austriaco. Dal 1817 al '26 si occupò molto delle questioni della lingua italiana, e attese alla Proposta di correzioni ed aggiunte al vocabolario della Crusca. Gli ultimi anni della sua vita furono rattristati dalla morto di Giulio Porticari (1822), suo genero ed amico e valente compagno nelle questioni linguistiche, da varie infermità e da angustie economiche: pure lavorava intorno alla Feroniade, poema che aveva incominciato prima del 1784; pubblicava l'idillio Le Nozse di Cadmo e d'Ermione, e contro i romantici il famoso sermone su la Mitologia (1825): già colpito d'emiplegia, nell'ottobre del 1826 scriveva l'affettuosa e commovente canzone per l'onomastico di sua moglie. Cessò di vivere due anni appresso il 13 ottobre 1828.
Del carattere del Monti sono stati dati i più severi giudizi: ed invero ci disgusta, scorrendo la vita di lui, quella variabilità di opinioni, quel mutar bandiera ad ogni momento, quel vederlo sempre pronto a cantar l'inno a chi vince. Pure, chi non voglia giudicare con soverchio rigore, non si debbono dimenticare le molte virtù che il Monti ebbe; convien tener conto dei tempi tanto fortunosi, del succedersi e incalzarsi degli avvenimenti così vario, così rapido, così impreveduto da turbare, da abbagliare lo menti o cangiare lo simpatie, lo speranze, i propositi degli uomini più tranquilli o riflessivi. Il Monti poi aveva animo buono, ma debole; vivacissima, eccitabilissima la fantasia, « la quale, scrisse Pietro Giordani in un bel Bitratto, in lui soverchiò le altre parti della mento e dominò la vita » : ma, pur tra le sue mutazioni e debolezze, mantenne costante e fervido l'amore per la patria, che gli ispira caldi accenti anche nel Mistico Omaggio. Fu affettuoso, benefico, « pronto a divampare in is degni », ma «incapace dell'odio», « ignorò affatto l'invidia». Mirabilmente fecondo e versatilo fu l'ingegno di lui: quanti argomenti e quante forme trattò con arte splendida! Fermiamoci ora un poco intorno ai più importanti e celebri suoi scritti. 7
3. Dei poemetti i due più famosi sono la Bassvilliana e la Mascheroniana. Nella Bassvilliana il poeta finge che l'anima del Ba.ssville ottenga il perdono celeste, ma debba per espiazione dei propri falli vedere, guidata da un angelo, tutti gli orrori della rivoluzione francese e la punizione inflitta alla Francia dalle altre nazioni alleatesi contro di essa: se non che gli avvenimenti ebbero esito opposto a quel che immaginava il