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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   I CLASSICISTI
   199
   Tolentino nel 1797 essendo venuto a Roma il Marmont aiutante del Bonaparte, stringeva con lui amicizia, e con lui la sera del 3 marzo abbandonava quella città. A Bologna, capitale allora della repubblica cispadana, componeva due cantiche, II Fanatismo e La Superstizione, con grande fervore democratico e antipapale; e cercava scusarsi di avere scritto la Bassvilliana, che chiamava « una miserabile rapsodia », in una celebre lettera al repubblicano Francesco Salfi, direttore in Milano del giornale II Termometro politico. ? Dedicava (volendo « meritar bene di una patria libera, scrivendo finalmente da uomo libero ») il primo canto di un nuovo poemetto, il Prometeo, a Napoleone cui, ristampando la Musogonia, rivolgeva pure uno splendido elogio, sostituito ai versi di lode e di esortazione all'imperatore d'Austria della prima edizione. Trasferitosi il Monti a Milano (dove scrisse la canzone Per il congresso di Udine, la cantica II Pericolo, la canzonetta Per la pace di Campojormio), ottenne la nomina di Segretario del Ministero degli Esteri, e poi fu mandato, con l'avvocato Luigi Oliva, Commissario in Romagna. Ma accaniti nemici non cessavano di assalirlo e perseguitarlo: fecero bruciare in piazza del Duomo la Bassvilliana; mossero gravi e pericolose accuse all'Oliva e a lui per la loro opera in Romagna; nel febbraio del 1798 fecero approvare una legge per la quale doveva essere interdetto qualsiasi ufficio a chi avesse scritto contro la rivoluzione. Tuttavia il Monti conservò il suo impiego, passando anzi alla segreteria del Direttorio: veniva anche designato a succedere al Parini nella cattedra di Brera, e Ugo Foscolo, ventenne, lo difendeva con un generoso scritto. Per la festa del 21 gennaio 1799, anniversario del supplizio di Luigi XVI (il buon rege, il re più grande, paragonato a Cristo nella Bassvilliana), il Monti componeva un focoso inno, che fu cantato al teatro della Scala di Milano: comincia: Il tiranno è caduto. Sorgete, - Genti oppresse; natura respira. Intanto, mentre il Bonaparte guerreggiava .in Egitto, gli eserciti austriaci e russi invadevano la Lombardia, e il Monti con altri liberali esulava a Parigi, dove fra grandi strettezze compì una tragedia già cominciata a Roma, il Caio Gracco, e attese alla traduzione della Pulcella d'Orléans del Voltaire. Celebrò la vittoria riportata da Napoleone a Marengo (14 giugno 1800) nell'ode Bella Italia, amate sponde, nella quale è così schietto e vivo l'amor