Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana ', Giovanni Antonio Venturi

   

Pagina (204/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (204/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   I CLASSICISTI
   197
   I Classicisti.
   1. [I Classicismo. — 2-3. Vincenzo Monti. — 4-5. Ugo Foscolo. — 6. I classicisti
   minori: I. Pindemonte ed altri. — 7. Prosatori. Purismo. P. Giordani, 0. Botta,
   P. Colletta ed altri.
   1. Massimamente nell'età fortunosa della rivoluzione francese e dei grandi avvenimenti che a questa seguirono, sino allo sfasciarsi della potenza napoleonica, fiorì la scuola dei classicisti, di quegli scrittori cioè che « anche trattando argomenti suggeriti dalla storia contemporanea, o traendo materia e ispirazioni dalle letterature straniere, procurarono, soprattutto per la forma, di non allontanarsi dai modelli classici ». 1 1 maggiori poeti furono Vincenzo Monti, splendido e fecondissimo ingegno, e, più potente e grande poeta, Ugo Foscolo; i cui Sepolcri, stupendo, altissimo carine, sono, come dice lo Zumbini, il più bell'inno che sia mai stato sciolto all'eterna religione dei sepolcri. L'uno e l'altro scrissero anche in prosa: con molta efficacia in svariate maniere di componimenti il Foscolo; specialmente intorno alla questione della lingua il Monti, combattendo l'Accademia della Crusca e le troppo rigide ed esclusive dottrine di Antonio Cesari, promotore del purismo, che fu reazione certo esagerata ma salutare contro l'imbarbarimento della lingua. Si segnalarono fra i prosatori Pietro Giordani per ricca e pura elocuzione e magistero di stile, e gli storici Carlo Botta e Pietro Colletta.
   2. Vincenzo Monti 3 nacque alle Alfonsine, presso Fusignano in Romagna, il 19 febbraio 1754. Studiò nel Seminario di Faenza, rendendosi così esperto nel latino da poter scrivere in questa lingua forbite elegie; poi nell'Università di Ferrara frequentò le lezioni di giurisprudenza e di medicina, ma presto, seguendo la propria vocazione, si volse tutto alla poesia, imitando nei propri versi dapprima il Frugoni, poi specialmente Alfonso Varano. A ventidue anni pubblicava la Visione d'Ezechiello, cantica in terza rima, con molte immagini bibliche, che lo levò dall'oscurità. Incoraggiato, sembra, dal Cardinale Scipione Borghese, nel 1778 si trasferì a Roma, dove conobbe letterati, artisti, eruditi, e strinse amicizia col celebre archeologo. Ennio Quirino Visconti. Nel 1779 dava alle stampe a Livorno un volu-