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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ETÀ. DEL GOLDONI, DEL PARINI E DELL'ALFIERI
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   Alessandro Verri (1741-181(5) scrisse fra altre cose un romanzo, che fu molto letto e lodato: Le notti romane, dove introduce le ombre di Cicerone, di Marco Bruto, di Cesare e di altri famosi dell'antichità a ragionare fra loro della propria vita e della civiltà e potenza romana.
   Fra i minori poeti di questa età va segnalato Alfonso Varano di Ferrara (1705-1788),41 che nelle sue Visioni in terza rima cercò (tentativo da apprezzare, anche se poco fortunato) d'imitar Dante, e volle provare, contro la sentenza del Voltaire, che la poesia poteva attingere ispirazione dalla religione cristiana. Molta e duratura efficacia ebbe sul Monti,43 dal quale fu ammirato ed esaltato. Nella poesia didascalica e descrittiva abbiamo un eccellente componimento in versi sciolti, VInvilo a Lesbia Cidonia, 43 splendida descrizione del Museo di Pavia, di Lorenzo Mascheroni bergamasco (1750-1800), valentissimo scienziato ed elegante poeta. Ludovico Savioli bolognese (1729-1804) trattò la canzonetta con eleganza, usando la strofetta di quattro versi settenari, duo sdruccioli o due piani alternati, e composo altre liriche, tra le quali famosa quella intitolata Amore e Psiche ; scrissero pure graziose canzonette Giovanni Gherardo de' Rossi romano e Iacopo Vittorelli bassanese. Agostino Paradisi, Luigi Cerretti, Angelo Mazza, Carlo Gastone Della Torre di Rezzo-nico, Francesco Cassoli, Giovanni Fantoni di Fivizzano, che ebbe lodi esagerate, ma che merita d'essere studiato specialmente rispetto alla metrica, ed altri composero liriche cercando di imitare i poeti classici; e si collegano con i classicisti, dei quali discorreremo noi capitolo seguente. 44
   Come già Tommaso Crudeli, altri pure scrissero favole in versi: così Lorenzo Pignotti, ingegno abbastanza arguto, e l'abate Luigi Fiacchi, più noto con lo pseudonimo di Clasio. Gian Carlo Passeroni nizzardo (1713-1803), ottimo prete, vissuto quasi sempre a Milano, ove appartenne all'Accademia dei Trasformati o fu amico del Pari ni, scrisse un lunghissimo, prolisso poema in ottave, il Cicerone; nel quale la narrazione della vita dell'oratore latino è pretesto ad infinite digressioni per deridere i costumi del tempo dell'autore: il Carducci chiama il Cicerone «un immenso sermone bonario». 45 Giambattista Casti (1724-1803), nato ad Acquapendente e morto a Parigi, il cui pronto e vivace ingegno non compensa la poca dignità della vita e la corruzione dell' animo, onde anche nello scrivere si