ETÀ. DEL GOLDONI, DEL PARINI E DELL'ALFIERI
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una caricatura del tempo argutamente satireggiasse l'opera sua, rappresentando la testa d'Omero sopra una personcina vestita all'ultima moda francese. 36 Si deve finalmente accennare alle dottrine del Cesarotti intorno alla questione della lingua, dal Cinquecento in poi tanto dibattuta: nel 1785 egli pubblicava un Saggio sopra la lingua italiana, nel quale infìrmavasi l'assoluta autorità del dialetto fiorentino su gli altri; si sostenevano le ragioni della lingua comune italiana, e si affermava il pieno diritto degli scrittori di prendere le parole da lingue straniere e di dove volessero, di foggiarsele anche, quando fosse opportuno.
Certo questa teoria era molto pericolosa; e Francesco Ga-leani Napione piemontese, in un trattato Dell'uso e dei pregi della lingtia italiana pubblicato nel 1791, pur concordando in molte cose col Cesarotti, come nel negare a Firenze l'impero della lingua, ne propugnava la purezza, la schietta italianità «con chiari intendimenti civili e nazionali». 37 Ad ogni modo il Saggio del Cesarotti ha molte parti buone, è dotto e ingegnoso. « Non fu, come si va ripetendo ancora, non fu il Cesarotti, osserva il Mazzoni, causa del corrompimento; ma invece lo storico ed il moderatore. Il francesismo non fu proclamato da lui come inevitabile ed unico rimedio alla stanchezza della lingua; ma da che egli lo vedeva in flore, volle indagarne le ragioni e gli effetti ».38 Già nel Mattino il Parini, in versi che tutti ricordano, accennava all'imbarbarimento della lingua italiana, rivolgendo la sua amara ironia contro il dispregio in cui era tenuta e il trionfo
del tenero idioma Che da la Senna, de le Grazie madre, Pur ora a sparger di celeste ambrosia Venne all'Italia nauseata i labbri.
Di quelli anni appunto gli scrittori del Caffè (giornale che si pubblicava a Milano da Pietro Verri col fratello Alessandro, Cesare Beccaria ed altri amici), facevano una «solenne rinunzia alla purezza della lingua toscana » : e in generale la prosa dei filosofi, degli economisti, dei giuristi della seconda metà del secolo scorso è scorrettissima nella lingua e nello stile.
Non per questo certamente si debbon disconoscere i meriti grandi di quegli scrittori. Pietro Verri (17 2 8-17 9 7), 39 nome illustre nella storia milanese del sec. XVIII, dimostra anche nei numerosi e svariati scritti il costante desiderio del pubblico