ETÀ. DEL GOLDONI, DEL PARINI E DELL'ALFIERI
187
lettere, allegorie, l'Osservatore30 eioè, l'opera più celebre del Gozzi. Appunto di quel tempo passò « dall'Inghilterra per la Francia sino a noi la prosa dell'osservazione morale giorno per giorno, di cui il primo e classico esempio fu lo Spettatore di Giuseppe Ad-dison (1710-1712), tradotto presto in francese e imitato dal nostro Gozzi nell'Osservatore » ;50 imitato però solo quanto all'idea generale, che del resto l'Osservatore è certo meno vario, ricco e importante del periodico inglese, ma assai diverso.
In poesia il Gozzi scrisse, fra altre cose, dei' Sermoni, veri e vivissimi bozzetti della vita veneziana, in versi sciolti « i più belli e temperati e vari che si facessero in quelli anni prima del Parini».31 L'animo suo buono e mite e il retto giudizio lo mantennero equanime, voglio notarlo, durante le polemiche goldoniane, verso il grande e combattuto commediografo, cui attestò più volte pubblicamente stima e ammirazione. 83
Verso il Goldoni fu invece severo ed aspro Giuseppe Baretti torinese (1719-1789), il quale, impetuoso e ardito, incappò non di rado in giudizi o esagerati o falsi; ma con la sua critica franca, vibrata, tagliente contro la falsità, la leziosaggine, la fatuità nella letteratura e nei costumi, molto giovò al risorgimento letterario. Carattere indocile, indipendente, irrequieto, egli condusse vita assai agitata, della quale molta parte passò a Londra insegnando l'italiano e scrivendo. Fu ammiratore della letteratura e dei costumi inglesi, e parecchie opere compose in quella lingua: difese lo Shakespeare contro le censure del Voltaire 33 in un notevole discorso, dove criticò severamente la tragedia francese di maniera classica e le pedantesche e false regole a cui si uniformava. 11 Baretti viaggiò anche assai, e fece dei suoi viaggi notevoli descrizioni; ih italiano, nelle belle Lettere familiari ai suoi tre fratelli, delle quali è notissima quella che descrive il terremoto di Lisbona. A Venezia, dal 1° ottobre 1763 al 15 gennaio 1765, e ad Ancona dal 1° aprile al 15 luglio 1765, pubblicò La Frusta letteraria, dove, fingendosi un tale Aristarco Scannabue, vecchio e burbero soldato, passa in rassegna con critica generalmente acerbissima, ma che molto spesso colpisce giusto, gli scritti che si stampavano in Italia: la poesia arcadica specialmente beffa senza pietà; chiama l'Arcadia una « celebratissima letteraria fanciullaggine », non può patire le « pastorellerie », aborre i « versiscioltaj frugoniani » (ma, nonostante l'odio implacabile al verso sciolto, ammirò grande-