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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   PERIODO DEI, RINNOVAMENTO
   sio per avergli veduto fare nei giardini imperiali « la genufìes-sioncella d'uso» a Maria Teresa: a Berlino, presentaij a Federico II, « non sentì alcun moto né di meraviglia né di rispetto, ma d'indignazione bensì e di rabbia». Ristabilitosi a Torino, « si pose a far vita gaudente con gli amici », e scrisse in francese « non buono » alcune cosette « che divertirono assai la brigata ». Un forte ma non degno amore gli dette occasione a buttar giù la prima tragedia, Cleopatra; 17 la quale poi compì e corresse e fece rappresentare a Torino nel 1775, insieme con una farsetta, intitolata I Poeti, ove la derideva. Tragedia e farsa piacquero assai, ma l'autore non ne permise la terza rappresentazione: si sentì da allora infiammato da «bollore e furore di conseguire un giorno meritamente una vera palma teatrale », e si diede con tutto l'impeto e la pertinacia insieme dell'indole sua agli studi, anche ai più noiosi e pedanteschi: tutti sanno le parole di lui: «volli e volli sempre e fortissimamente volli». Nel 1776 l'Alfieri andò in Toscana «per avvezzarsi a parlare, udire, pensare e sognare in toscano, e non altrimenti mai più » : l'anno appresso, tornato di nuovo di Torino in Toscana, conobbe a Firenze Luisa di Stolberg contessa d'Albany, e « avvistosi che la sua vera donna era quella », si diede « perdutissimamente a lei». Nel 1782 (già aveva composto parecchie tragedie ed altri scritti) fece recitare a Roma da una compagnia di signori dilettanti l'Antigone, sostenendovi egli stesso la parte di Creonte, e l'anno appresso la diede alle stampe insieme col Filippo, il Polinice, la Virginia : al volume che contiene queste tragedie no fece seguire due con altre sei. Nel 1787-89, ne pubblicava diciannove, fra edite e inedite, a Parigi, dove aveva posto dimora con la contessa d'Albany, dividendo il loro soggiorno fra questa città e l'Alsazia: intanto a Kehl faceva stampare le altre sue opere. Nel 1792 fuggì con l'amica da Parigi, ove gli furon confiscati cavalli, mobili, libri, entrate, e si stabilì a Firenze: ivi continuò con ardore giovanile negli studi, imparando anche il greco senza aiuto di maestro. Morì l'8 ottobre del 1803, e fu sepolto in Santa Croce, dove la contessa d'Albany gli fece erigere da Antonio Canova uno splendido monumento.
   Ispirata dall'amore della libertà e dall'odio della tirannide, la tragedia^dell'Alfieri rappresenta in generale la lotta degli oppressi e degli oppressori, della libertà col dispotismo, come Fan-