ETÀ. DEL GOLDONI, DEL PARINI E DELL'ALFIERI 181
inezie»; e il Giordani: «Grandissimo ed utilissimo dopo Dante tra tutti i poeti mi jiare il Parini; che si creò la materia, si creò lo stile; fece in poche pagine la più bella gesta che far si possa in poesia, vendicando la virtù dalla fortuna, trasportando il ridicolo dalla povertà alla ricchezza ». 16
^ 4. Vittorio Alfieri, che ci ha lasciato una celebre autobiografia, per la quale ci sono ben noti i casi della sua vita e meglio possiamo conoscere il suo carattere, che pure si rivela così spiccatamente anche nelle altre opere, nacque ad Asti il 16 o 17 gennaio 16 1749 di parenti « nobili, agiati ed onesti ». Se ne compiaceva, perché per la nobiltà dei natali potè « dispregiare la nobiltà per sé sola, svelarne le ridicolezze, gli abusi ed i vizi », « senza la taccia d'invidioso e di vile», e d'altra parte gli «giovò non poco la utile e sana influenza di essa, per non contaminare poi mai in nulla la nobiltà dell'arte»: l'agiatezza lo «fece libero e puro», e non lo «lasciò servire ad altri che al vero»; l'onestà dei parenti fece sì che non dovesse « mai arrossire dell'esser nobile ». Perdé il padre che non aveva ancora un anno; e a nove anni il tutore lo mise nell'Accademia o Collegio dei nobili di Torino, dove studiò poco e male : « nessuno scopo in chi insegnava: nessunissimo allettamento in chi imparava»: pure si dilettava della lettura dell 'Eneide tradotta dal Caro, del Metastasio, del Goldoni, del Gii Blas e di altri romanzi. Nel 1766 uscì dall'Accademia portainsegna nel reggimento provinciale d'Asti, ma ottenuta dal re la licenza, si diede a viaggiare; per i viaggi e i cavalli nutrì sempre fortissima passione. Viaggiò per l'Italia, poi per la Francia, l'Inghilterra, l'Olanda, dove per amore tentò di morir « dissanguato ». Tornato a Torino, lesse le opere del Rousseau, del Montesquieu, del Voltaire, di Hel-vetius ; ma il « libro dei libri » era per lui Plutarco : alcune delle Vite, egli dice, « sino a quattro o cinque volte le rilessi con un tale trasporto di grida, di pianti e di furori pur anche, che chi fosse stato a sentirmi nella camera vicina, mi avrebbe certamente tenuto per impazzito. All'udire certi gran tratti di quei sommi uomini, spessissimo io balzavo in piedi agitatissimo e fuori di me; e le lagrime di dolore e di rabbia mi scaturivano nel vedermi nato in Piemonte ed in tempi e governi ove niuna alta cosa non si poteva né fare né dire, ed inutilmente appena forse ella si poteva sentire e pensare ». Nel 1769 intraprese un viaggio per l'Europa: a Vienna non volle conoscere il Metasta-