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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   PERIODO DEI, RINNOVAMENTO
   ostante la varietà degli episodi, lo splendore dello stile e del verso, l'arte veramente virgiliana del poeta: il Carducci al contrario non sa « trovare ragione di sazietà nella materia del Giorno, tanto variamente è trattata e in diversi atteggiamenti è presentata ». Gli episodi bellissimi (vaglio ricordare almeno quello della Vergine cuccia) interrompono opportunamente l'uniformità della materia, e sono sempre intimamente connessi col concetto fondamentale della satira; descrizioni non ve ne hanno che di necessarie, e «come varie e nuove nel sentimento!»: l'endecasillabo sciolto è trattato con arte insuperabile, il Parini gli « seppe far prendere, dice il Carducci, tutte quasi le pose dell'esametro, seppe farlo nella tenuità sua limitata allungare, allargare, snodare, fargli simulare, direi, il passo del gran verso antico ». 14
   Nelle Odi trattò argomenti vari, sempre nobile maestro di virtù, esortando al bene e saggiamente ammonendo, o che nella Salubrità dell'aria, con una continuata e felice antitesi, dimostri i danni delle risaie e delle marcite e deplori l'insalubrità di Milano; o che nell'Educazione, più pregevole per la buona contenenza morale che per valore estetico, sebbene vi sieno alcune strofe bellissime, svolga sani, eccellenti principi morali; o che esalti i benefìci dell'Innesto del vainolo; o che nel Bisogno s'ispiri ai nobili e generosi sentimenti che dettavano al Beccaria il libro Dei delitti e delle pene; o che l'integro e forte suo carattere rispecchi nella Caduta. Per squisitezza d'arte le odi più perfette sono le ultime, che il Parini scrisse fra il 1793 e il '95: Il Messaggio o all'inclita Nice, A Silvia o sul vestire alla ghigliottina, Alla Musa: sono pure delle più lodate II Pericolo, In morte di Antonio Sacchini, e II Dono alla marchesa Paola Castiglioni, la quale aveva regalato al poeta le tragedie dell'Alfieri. Il Parini seppe adattare alle odi i metri delle canzonette, dando ai versi e alle strofe nuova sostenutezza e vigore: che se talvolta riuscì un po' duro e sforzato, conviene considerare che, volendo egli appunto opporsi alla fluidità e mollezza arcadica, era quasi inevitabile che cadesse talvolta nel difetto opposto.
   Dinanzi al Parini s'inchinano pieni di ammirazione e di riverenza l'Alfieri, il Monti, il Foscolo, il Manzoni, il Leopardi, il Giusti, tutti i grandi scrittori che vennero dopo di lui. « Parini, poscia Alfieri, scrive il Botta, spensero la letteratura delle