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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ETÀ. DEL GOLDONI, DEL PARINI E DELL'ALFIERI
   179
   patriottica, elle era stata istituita dall'Imperatrice, l'incarico di conlporne l'elogio funebre, nia ne fu impedito da una malattia di nervi. Quando i francesi istituirono la repubblica cisalpina, fece parte della Municipalità di Milano; ma onesto, indipendente, franco, austero, com'egli era, sgradì a molti, ed essendo stato ristretto il numero dei magistrati del Municipio milanese, fu tra gli esclusi. Rioccupata la Lombardia dagli Austriaci, « il Parini, dice il Reina suo autorevole biografo, se ne stette tranquillo; fu minacciato ma non perseguitato». Negli ultimi anni soffrì per varie infermità; morì il 15 agosto 1799.
   Scrisse il Parini in prosa e in versi: in prosa un trattato giudizioso, ma in forma scolorita e fredda, Be' principii delle belle lettere, un dialogo Bella nobiltà, composto, com'è da credere, in gioventù, « il precedente più. esplicito e significativo del Giorno »; elogi, discorsi, ecc. : in versi canzonette, sonetti (è notissimo quello all'Alfieri), poesie piacevoli,12 ecc. ; ma egli è grande per Il Giorno e per le Odi. Lungamente lavorò al compimento del Giorno, ma non diede mai in luce le ultime due parti, il Vespro e la Nolte, clie furono edite dopo la morte di lui. In ultimo si astenne dal pubblicarle anche per un sentimento di generosità verso i vinti della rivoluzione: a persona che lo incitava a cedere all'universale desiderio e stampare finalmente la continuazione del Giorno, rispose parergli ormai « pretta viltà, niente men turpe che l'insaevire in mortuum, l'acconsentir, dopo tanto procrastinare, all'edizione d'uno scritto, ove si pungono di sarcasmo quelli singolarmente che nel gran corpo sociale formavano una classe distinta, di cui i politici cangiamenti sopraggiunti allora nel proprio paese facean veder manifesta la total decadenza ». 13
   Nel Giorno, fingendo d'insegnare ad un giovine signore quali debbano essere sue cure nelle varie parti della giornata, il Parini fa, con una continua stupenda ironia, una fiera ed efficacissima satira delle mollezze, delle superbie, delle depravazioni aristocratiche. Egli, volgendo così ad intènto satirico il poema didascalico, e rivestendo il futile argomento d'una forma epicamente alta e maestosa, onde per il contrasto è resa così acuta la satira, creava un'opera nuova ed originale, che è delle più nobili ed insigni della poesia italiana.
   Notano alcuni critici una certa monotonia nel Giorno, prodotta dal soggetto stesso, e non potuta del tutto evitare non