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PERIODO DEI, RINNOVAMENTO
meglio, poco dopo, con La salubrità dell'aria. Nella prima di queste Odi, certo ancora assai difettosa e arcadica, il Parini usciva pure in quei versi famosi:
Me non nato a percotere Le dure illustri porte Nudo accorrà, ma libero, Il regno della morte. No, ricchezza né oftore Con frode o con viltà Il secol venditore Mercar non mi vedrà;
e La salubrità dell'aria conchiudeva con quella strofa, in cui ha così chiaramente significato l'intendimento della sua arte:
Va per negletta via Ognor l'util cercando La calda fantasia, Che sol felice è quando L'util unir può al vanto Di lusinghevol canto.
Da casa Serbelloni dove andarsene per un motivo che gli fa onore, e mostra l'indole buona e generosa di lui: per avere cioè prese le parti di una signorina (figliuola d'un maestro di musica), alla quale la duchessa Serbelloni, ch'era pure una gentildonna colta e di cuore, in un momento di collera aveva dato uno schiaffo.
Tra l'uscita di casa Serbelloni e la pubblicazione del Mattino nel 1763, corsero al poeta mesi diffìcili, e appunto allora scrisse il capitolo al canonico Agudio, per chiedergli in prestito dieci zecchini: « non è un bel lavoro, dice il Carducci, è un tristo documento », dov'è quella celebre e pietosissima terzina:
« La mia povera madre non ha pane Se non da me, ed io non ho danaro Da mantenerla almeno per domane ».
Nel 1763 usciva in luce II mattino, nel '65 II meriggio, accolti con molto plauso. Nel 1769 fu conferita al Parini la cattedra di eloquenza e belle lettere nelle Scuole Palatine, che trasferite pochi anni dopo nel palazzo di Brera presero il nome di E. Ginnasio di Brera, di cui poi il Parini fu anche nominato soprintendente. 11 Alla morte di Maria Teresa accettò dalla Società