176 PERIODO DEL RINNOVAMENTO
letto però, « padroneggiando, dice il Masi, lingua e stile al pari dei caratteri e delle situazioni comiche, esso raggiunge tale eccellenza d'arte, di verità, di naturalezza da far assorgere a rappresentazione umana e generale tipi e costumi del popolo veneziano ». 0
Quante commedie applauditissime pochi anni fa oggi non sono più tollerate dal pubblico, quante commedie nate ieri e molto lodate mostrano già oggi le rughe! Parecchie invece di quelle del Goldoni appaiono ancora su la scena piene di giovanile festività e freschezza. Ad impresa* ardua da vero egli si accinse volendo riformare il teatro comico italiano, che con la commedia a soggetto scapestrava fuor del vero e del naturale fra scipitaggini, scurrilità e stramberie d'ogni maniera: per tenacemente perseverare in questa impresa, come il Goldoni fece, contrastato dal pubblico, dagli attori, dai rivali, dai critici malevoli, ci voleva da vero un profondo ed entusiastico amore dell'arte.
Alla riforma del Goldoni si opposero ostinatamente Pietro Chiari bresciano e Carlo Gozzi (1720-1806): il primo scrittore troppo fecondo di una gran quantità di romanzi, che furono in voga ed ebbero straordinaria fortuna, e di drammi spettacolosi e riboccanti di ampollosità, di sentimentalismo e di stranezze, oggi è ricordato massimamente per le gare col Goldoni: 7 maggiore importanza ha Carlo Gozzi, autore anche di un curiosissimo libro autobiografico (Memorie inutili della vita di Carlo Gozzi, scritte da lui medesimo e pubblicate per umiltà). 8 Questi se la prese e col Chiari e col Goldoni, ed assalì violentemente e sberteggiò l'uno e l'altro. Poiché il Goldoni menava vanto del grande concorso di pubblico a tutte le sue commedie, il Gozzi volle dimostrargli che, anche con una fiaba di quelle che si raccontano ai bambini, egli sarebbe riuscito ad attirar la folla al teatro: questa fu l'origine delle sue Fiabe, fantastiche rappresentazioni allegoriche e satiriche, la cui materia è tratta dalle novelline popolari, e più propriamente dalla raccolta del secentista napoletano Giambattista Basile, Lo Cunto de li Cunti, da raccolte di novelle orientali, ecc. 9
Nel 1761 fece rappresentare l'Amore delle Tre Melarancie, ove introdusse Pantalone, Tartaglia, Truffaldino ed altre maschere, satireggiando il Goldoni e il Chiari, quello raffigurato nel Mago Celio, e questo nella Fata Morgana-, ed ebbe un gran