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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   ETÀ. DEL GOLDONI, DEL PARINI E DELL'ALFIERI 175
   d'ingiurie, di persecuzioni continue che gli era mossa specialmente da Carlo Gozzi (de' cui scritti toccherò fra breve), e desideroso forse anche di nuova gloria e di maggior guadagno, nel 1762 andò a Parigi, ov'era invitato al Teatro Italiano «con onorevole provvisione» per due anni; al termine de' quali, sco-raggito dalle difficoltà che aveva trovato anche là, dove pure attori e pubblico volevano le commedie a soggetto, stava per tornare in Italia, quando fu nominato maestro d'italiano delle principesse reali: dopo qualche tempo ebbe una pensione di quattromila lire. Scrisse allora anche in francese: due commedie Le Bourru bienfaisant e l'Avare fastueux, poi le Memorie. Scoppiava intanto la rivoluzione, e il Goldoni, privato della pensione che godeva, si trovò nella miseria: per proposta di Giuseppe Maria Chónier la Convenzione decretò finalmente che gli fosse ripristinata; ma il giorno innanzi, il 6 febbraio 1793, egli era spirato. Lo Chénier ottenne che una parte della pensione fosse assegnata alla vedova.
   Il Goldoni fu per indole sereno, arguto, gioviale e nato fatto per cogliere immediatamente e ritrarre, con mirabile verità e con vena inesauribile, l'aspetto comico dei caratteri e degli avvenimenti: 6 ben fu chiamato dal Voltaire pittore e figlio della natura; ed egli medesimo nelle Memorie diceva: «tutto lo studio da me posto nella composizione delle mie opere drammatiche è stato quello di non guastare la natura ».
   Non occorre parlare delle tragedie, dei melodrammi, delle commedie a soggetto ecc., che compose quando non aveva ancora un chiaro concetto della sua riforma, o quando dove acconciarsi ai capricci dei comici e degli spettatori: la memoria di lui vive gloriosa per quelle commedie in cui potè rappresentare su la scena la vita vera e reale del suo tempo. Alcune sono in italiano, fra le quali si comprendono anche quelle in versi martelliani, le più parte in italiano e parte in dialetto, undici sono interamente in veneziano. Ricordo fra le più belle I Ru-steghi, Le Baruffe Ghiozzotte, La Bottega del Gaffe, La Gasa nova, Il Burbero benefico, Le donne curiose, La Locandiera, Il Ventaglio ecc. Il Goldoni non è così profondo osservatore come il Molière, ed un più intimo studio dei caratteri spesso si desidera nelle sue commedie, come vi si desidera lingua più pura e più vivace (la dimora in Toscana non pare veramente gli giovasse molto), uno stile più agile e spigliato: nelle commedie in dia-