Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana ', Giovanni Antonio Venturi

   

Pagina (181/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (181/334)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   174
   PERIODO DEL RINNOVAMENTO
   viene contentarsi dì pochi cenni. 3 Nacque il 25 febbraio 1707 a Venezia di famiglia oriunda modenese: fin da bambino si dilettava di leggere gli autori comici, e a 11 o 12 anni abbozzò una commedia. 4 Giovinetto scappa da Rimini, dove il padre l'aveva messo a studiare filosofìa, e va a Cliioggia su una barca di comici; poi si fa cacciare dal Collegio Ghislieri di Pavia per aver scritta una satira. Il primo suo impiego fu di aggiunto al coadiutore del cancelliere criminale a Cliioggia, e i ricordi di quel- soggiorno e del suo ufficio gli forniranno materia per le Baruffe Chiozzotte-, passò quindi coadiutore a Feltre, dove compose «due piccole rappresentazioni». Mortogli il padre (1731), prese con assai poca fatica la laurea in legge a Padova,, e aspettando che venissero i clienti, scriveva almanacchi e anche una tragedia lirica Amalasunta, che poi bruciò. Nel 1733 andò a Milano, e fu accolto come gentiluomo di camera dall'ambasciatore di Venezia: tornato in questa città, vi fece rappresentare con felice successo il Belisario tragedia e altri componimenti drammatici. A Genova sposò nel 1736 Maria Niccoletta Connio, la quale (scriveva dopo quarantott'anni di matrimonio nelle Memorie) fu sempre la sua consolazione; e di lei, buona, intelligente, modesta, serena fa un bellissimo ritratto nella dedica al suocero della Donna sola. L'anno appresso tentò con fortuna le prime commedie di carattere col Momolo Cortesan e col Prodigo, parte scritte e parte a soggetto. Dopo varie vicende lo troviamo in Toscana, dove s'era recato « bisognandogli trattar familiarmente con i fiorentini e i senesi, testi viventi della lingua italiana » : a Pisa si rimise a far l'avvocato e vi dimorò più di tre anni, finché il capocomico Giuseppe Medebac, non lo indusse a tornare a Venezia, poeta della compagnia, con quattrocento ducati l'anno. Così nel 1.748 il Goldoni si ristabiliva a Venezia e si applicava tutto alla riforma della commedia, combattendo un'aspra battaglia contro il mal gusto del pubblico, le consuetudini e le pretensioni degli attori, le feroci invidie degli emuli, e rivelando la grande ricchezza e la fecondità portentosa del suo ingegno comico. Nel 1753, rotto il contratto col Medebac, passò al teatro di San Luca, di cui era proprietario il patrizio Francesco Vendramin; e in quel teatro fece rappresentare alcuni drammi romanzeschi, secondando il cattivo gusto del pubblico, ma anche molte commedie, alcune delle quali sono delle sue migliori. Stanco della guerra accanita di beffe,