LA PHIMA METÀ DEL SETTECENTO
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presso di sé, traducendogli in greco il cognome e chiamandolo Metastasio. L'educò egli stesso nelle lingue classiche, e da Gregorio Caloprese, che era stato anche suo maestro, gli fece insegnare la filosofia cartesiana (la quale ebbe forse non poca efficacia su la mente del giovine, dandole l'abito dell'esame psicologico e della netta e precisa significazione del pensiero): morendo gli lasciò una discreta eredità. Il Metastasio passò poi da Roma a Napoli, allogandosi nello studio di uno stimato e dotto avvocato ; ma troppo lo attraeva la poesia, in cui aveva già mossi i primi passi. A Napoli compose e fece rappresentare alcune azioni drammatiche; e in una di queste, negli Orti Esperidi, fu applauditissima una celebre cantante, la Marianna Benti Bui-garelli detta la Romanina, la quale volle conoscerne l'autore e gli si legò di grandissimo affetto. Con la Bidone, scritta per lei, il nome del Metastasio cominciò a divenir famoso; a questa seguirono il Siroe composto a Venezia, parecchi altri melodrammi scritti a Roma, dove egli era ritornato. Nel 1729 fu invitato a succedere allo Zeno alla corte di Vienna: là scrisse (per ricordar solo i melodrammi che sono giudicati i suoi capolavori) VIssipile, VOlimpiade, la Clemenza di Tito, il Temistocle, VAttilio Regolo; e pieno di gloria morì il 12 aprile 1782.
Al Metastasio, sbollita la grande ammirazione e la popolarità di cui gode fra' contemporanei, come forse nessun altro poeta (ed erano fra gli ammiratori uomini come il Voltaire, il Rousseau, il Baretti), molte cose si rimproverarono: uniformità di orditura nel dramma; non rispettata la verità della storia; poca varietà ne' caratteri de' personaggi, ritratti spesso da un medesimo tipo ideale ed astratto; l'amore introdotto sempre, anche quando non parrebbe dovesse averci luogo, e. con esso una poesia sentimentale e molle, male adatta a certi fatti e a certe figure storiche. Ma, senza entrare in un particolareggiato esame di queste censure, osserverò che questi difetti procedono in massima parte e dai tempi in cui visse il Metastasio, dei quali l'opera sua è un terso specchio, e dalla natura del melodramma, qual era per le necessità della musica, i gusti e i pregiudizi del pubblico, le pretensioni dei cantanti, Ai difetti si contrappongono però grandi pregi, propri dell'ingegno veramente poetico e singolare del Metastasio: l'azione bene intrecciata e condotta, onde l'attenzione dello spettatore è sempre vivamente eccitata, chiarezza e facilità elegante di stile, elocuzione non ricca ma