166
PERIODO DI DECADIMENTO
scienza, d'arte scrisse un po' superficialmente, ma con ingegno e con brio, l'Algarotti, i cui scritti insieme col copioso carteggio, son raccolti in diciassette volumi: viaggiò molto, dimorando a Parigi, a Londra, a Pietroburgo, in Prussia, dove fu carissimo a Federico II : godè al suo tempo di grandissima fama.
Nell'età dell'Arcadia alcuni, anche appartenendo ad essa, si dipartono dalle vie più comunemente battute: così Eustachio Manfredi (1674-1739) di Bologna, dove anche altri mostrarono di pregiare lo studio dei classici nostri, scienziato insigne e cólto letterato, torna al corretto e puro Petrarchismo, non servilmente ma con buon gusto e ingegno. Niccolò Forteguerri pistoiese (1674-1735), dei migliori poeti giocosi e satirici del Settecento, nel Ricciardetto svolge con facile vena in fluide ottave un episodio ariostesco, mescolandolo di bizzarro e piacevoli invenzioni e di arguti ed efficaci tratti satirici. Ebbe cultori anche la poesia didascalica: e Giambattista Spolverini veronese (1695-1762) nella Coltivazione del riso riprese il poema georgico sul modello di Virgilio, gareggiando con l'Alamanni e il Rucel-lai. Ed ora qualche cenno intorno al « solo vero poeta » d'Arcadia: il Metastasio.
2. Il melodramma sorto, come abbiamo accennato, su la fine del sec. XVI col Rinuccini, si corruppe subito diventando una informe rappresentazione priva, 11011 che d'ogni pregio d'arte, anche di senso comune: solo importava la suntuosità dello spettacolo. Si risollevò poi, senza potersi però mai liberare del tutto dalle pastoie cui lo legavano le consuetudini di quel genere e la servitù alla musica, per opera specialmente di Apostolo Zeno (che ricorderemo ancora come uno dei maggiori eruditi di questo tempo); il quale compose pure buon numero di melodrammi, trattando soggetti storici, biblici e alcuni mitologici. Ma in lui, pur dotato di gusto e di ottimo giudizio, manca la. ispirazione e la spontaneità; qualità queste possedute in alto grado dal Metastasio, ohe ne proseguì l'ox»era, perfezionandola, « e fu, dice il De Sanctis, il poeta del melodramma, di cui lo Zeno era stato l'architetto ». 8
Pietro Trapassi (ché questo fu il vero cognome di lui) nacque a Roma il 3 gennaio 1698 in assai povera condizione. Fin da bambino improvvisava versi, e avvenne per sua fortuna che l'udisse Gian Vincenzo Gravina, il quale ne indovinò l'ingegno e le attitudini poetiche, e, col consenso dei genitori, lo prese