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PERIODO DI DECADIMENTO
chiamata Bosco Parrasio, 1'Arcliivio Serbatoio. Gli accademici si doveano considerare come pastori arcadi, assumendone i nomi (per es. Alfesibeo Cario, Tirsi Leucasio, ecc.), e simulandone la vita e i costumi: dovevano trattare soggetti pastorali, od almeno valersi anche in altri argomenti, quanto più fosse possibile, d'idee e immagini pastorali e campestri: gli autori proposti a modello erano il Petrarca e più specialmente un suo imitatore, Angelo Di Costanzo, il Sannazaro e in genere i poeti pastorali. Una quantità di colonie (così erano dette le simili accademie d'altri luoghi) presto si stabilirono per tutta l'Italia. Il Crescimbeni fu eletto Custode generale, ossia presidente, dell'Arcadia, della quale scrisse poi la storia: egli è autore di versi meschinissimi e di opere erudite come l'Istoria della volgar poesia, e i Commentari intorno alla storia della volgar poesia. Il Gravina dettò nel latino delle Dodici Tavole le leggi dell' Arcadia, ma si staccò poi dall'accademia per dissensi col Crescimbeni e con la maggioranza dei colleghi: giureconsulto e letterato di profonda dottrina, compose varie opere in latino e in italiano, fra le altre cinque tragedie; ma è specialmente notevole fra gli scritti letterari il libro Della ragion poetica, cui danno altissime lodi il Foscolo e il Gioberti. 3
Si sogliono distinguere tre periodi o maniere differenti nella * poesia degli Arcadi. La prima maniera contrassegnata dal prevalere dei sonetti e madrigali arguti e lambiccati, che fan sentire ancora il secentismo, è principalmente rappresentata da Carlo Maria Maggi di Milano (1630-1699), autore anche di alcuni vigorosi sonetti all'Italia e di notevoli satire e commedie in dialetto milanese, da Francesco di Lemène di Lodi (1634-1704), vacuo e sdolcinatissimo, da Giambattista Zappi d'Imola (1667-1719), «scrittore gentile, a giudizio del Foscolo, ma che spesso cercando vezzi, va nel lezioso ». La seconda maniera arcadica è quella della canzonetta tenera e galante, di cui « i veri corifei » furono Paolo Rolli e il Metastasio. 4 Di questo, compositore di canzonette bellissime e che ebbero grande popolarità, ma veramente glorioso per i melodrammi, discorreremo nel paragrafo seguente. Il Rolli nacque in Roma nel 1687, dimorò ventinove anni a Londra, dove insegnò l'italiano alla famiglia reale, scrisse drammi per l'accademia reale di musica e liriche varie, curò edizioni di autori nostri, tradusse il Paradiso perduto del Milton, e fece altre versioni di moderni e di classici: tornato in